Una proposta di legge regionale per mettere a sistema tempo, competenze, cittadinanza attiva e capitale umano delle comunità locali
La proposta sarà a breve sottoposta agli organismi istituzionali e agli stakeholder lombardi
Dalla riflessione nazionale a una proposta per la Lombardia
FEDIMI ha sviluppato negli ultimi mesi una riflessione sul valore economico e sociale della solidarietà, del volontariato e del patrimonio di competenze presente nelle comunità locali.
Da questo percorso è nata la proposta della “Banca Comunale del Tempo e delle Competenze”: uno strumento attraverso il quale cittadini disponibili possano mettere volontariamente a disposizione non soltanto alcune ore del proprio tempo, ma anche conoscenze, capacità ed esperienze maturate nel corso della vita professionale e personale.
La riflessione entra ora in una nuova fase.
FEDIMI ha predisposto una proposta tecnica di legge regionale per la Lombardia, denominata “Disposizioni per la Rete regionale delle Banche del tempo e delle competenze, la cittadinanza attiva e la valorizzazione del capitale umano delle comunità locali”.
Il documento sarà a breve sottoposto agli organismi istituzionali e agli stakeholder lombardi con l’obiettivo di aprire un confronto sulla possibilità di trasformare esperienze già presenti sul territorio in un sistema regionale più strutturato, digitale, accessibile e misurabile.
La Lombardia dispone già di basi importanti
La proposta FEDIMI non parte da zero e, soprattutto, non intende duplicare strumenti già presenti nell’ordinamento regionale.
La legge regionale 28 ottobre 2004, n. 28, dedicata alle politiche per il coordinamento e l’amministrazione dei tempi delle città, include espressamente tra i criteri regionali l’uso del tempo per fini di reciproca solidarietà e interesse e promuove la costituzione delle Banche del Tempo.
La stessa legge contempla progetti informatizzati e connessi in rete, prevede contributi per progetti finalizzati alla promozione e costituzione delle Banche del Tempo, attribuisce attenzione alle iniziative congiunte tra Comuni – con particolare riferimento ai Comuni di minori dimensioni – e contiene una specifica clausola valutativa.
Anche la legge regionale 6 dicembre 1999, n. 23, sulle politiche regionali per la famiglia, contempla l’organizzazione delle Banche del Tempo tra le iniziative innovative sostenute dalla Regione, preferibilmente con il coinvolgimento dei Comuni.
Il quadro non è soltanto storico. Nei Piani di conciliazione vita-lavoro 2025-2027 Regione Lombardia continua a indicare, tra gli interventi di “Time Saving”, i progetti finalizzati alla promozione e costituzione delle Banche del Tempo. Per il triennio sono previste complessivamente risorse pari a 3 milioni di euro per gli interventi di conciliazione sul territorio lombardo.
Esiste dunque già un terreno normativo e programmatorio sul quale costruire. La proposta FEDIMI vuole farlo evolvere.
Il salto di qualità: dal tempo al tempo più competenze
La Banca del Tempo tradizionale si fonda sul valore dello scambio e della disponibilità temporale.
FEDIMI propone di aggiungere una seconda dimensione: la conoscenza delle competenze.
Un ex insegnante, un tecnico, un artigiano, un professionista, un dirigente in pensione, un impiegato amministrativo o un cittadino con competenze digitali, linguistiche, culturali, organizzative o manuali possono essere disponibili a dedicare poche ore al mese alla propria comunità.
Quelle ore assumono un significato diverso se l’ente e i soggetti che organizzano i progetti conoscono anche le capacità che la persona è disponibile a mettere a disposizione.
La proposta non intende attribuire qualifiche professionali né consentire lo svolgimento improprio di attività riservate. L’obiettivo è costruire una mappa dinamica del capitale umano volontariamente disponibile sul territorio, nel pieno rispetto delle regole sul lavoro, sul volontariato e sulle professioni.
Una Rete regionale, non 1.500 sistemi separati
La Lombardia è caratterizzata da un numero elevatissimo di Comuni e da una forte eterogeneità dimensionale e territoriale.
Per FEDIMI sarebbe poco efficiente immaginare che ogni amministrazione debba costruire autonomamente un proprio modello organizzativo e una propria infrastruttura digitale.
La proposta prevede pertanto una Rete regionale delle Banche del Tempo e delle Competenze, alla quale gli enti locali possano aderire volontariamente.
La Regione avrebbe un ruolo di coordinamento, definizione degli standard, assistenza e infrastruttura; i Comuni manterrebbero la responsabilità dei progetti locali e del rapporto con le rispettive comunità.
Il modello potrebbe essere utilizzato anche in forma sovracomunale, favorendo unioni, aggregazioni e collaborazioni territoriali. Questo elemento assume particolare importanza per i piccoli Comuni e per i territori nei quali la gestione associata può consentire economie di scala e maggiore continuità organizzativa.
Una piattaforma digitale regionale multi-ente
Uno dei cardini della proposta è la realizzazione o messa a disposizione di una piattaforma digitale regionale comune.
La piattaforma dovrebbe consentire la registrazione degli aderenti, la gestione delle disponibilità temporali, la classificazione delle competenze dichiarate, la pubblicazione dei progetti di comunità, l’abbinamento tra esigenze e disponibilità, la registrazione delle ore effettivamente svolte e la produzione di indicatori aggregati.
Ogni Comune o ente aderente potrebbe utilizzare la stessa infrastruttura con una propria configurazione locale.
L’obiettivo è evitare la frammentazione tecnologica: una sola architettura regionale, standard comuni, livelli omogenei di sicurezza e aggiornamento e costi marginali più contenuti per gli enti aderenti.
Per un piccolo Comune, poter utilizzare la stessa infrastruttura disponibile a un capoluogo significa trasformare la digitalizzazione da barriera economica a fattore di inclusione istituzionale.
I progetti di comunità come destinazione concreta delle disponibilità
Una banca delle disponibilità avrebbe scarso valore se non fosse collegata a progetti concreti.
Per questo la proposta FEDIMI introduce il concetto di “progetto di comunità”: un’attività di interesse generale con obiettivi, durata, responsabilità, modalità organizzative e competenze eventualmente richieste chiaramente individuate.
I progetti potrebbero essere promossi dagli enti locali negli ambiti consentiti dall’ordinamento oppure sviluppati attraverso la collaborazione con gli Enti del Terzo settore e gli strumenti di amministrazione condivisa previsti dalla normativa.
La piattaforma diventerebbe così un punto di incontro tra capacità disponibile e bisogni territoriali, evitando che l’iscrizione del cittadino rimanga una semplice manifestazione di disponibilità priva di seguito operativo.
Pensionati, esperienza e solidarietà intergenerazionale
Uno degli obiettivi della proposta è evitare la dispersione di competenze che spesso accompagna l’uscita dal mercato del lavoro.
Il pensionamento conclude un rapporto lavorativo, ma non cancella decenni di esperienza.
La Lombardia, come l’intero Paese, dispone di un patrimonio enorme di conoscenze tecniche, amministrative, artigianali, educative, organizzative e professionali che può continuare a produrre valore sociale.
La partecipazione deve naturalmente essere libera, personale, gratuita e revocabile. Non si chiede alle persone di continuare gratuitamente il lavoro che svolgevano prima del pensionamento.
Si offre invece a chi lo desidera uno strumento organizzato per trasferire una piccola parte delle proprie conoscenze alla comunità, favorendo contemporaneamente partecipazione, relazioni sociali e scambio intergenerazionale.
Il principio non negoziabile: il volontariato non sostituisce il lavoro
La credibilità del modello dipende dalla chiarezza delle sue garanzie.
FEDIMI propone che la legge stabilisca espressamente che le attività realizzate nell’ambito della Rete siano volontarie, aggiuntive e complementari.
Non devono poter essere utilizzate per sostituire personale dipendente pubblico o privato, coprire ordinariamente carenze di organico, aggirare procedure di reclutamento, affidamenti o contratti, né per consentire l’esercizio di attività professionali riservate senza i requisiti previsti.
La sussidiarietà non significa arretramento delle responsabilità pubbliche e il volontariato non può diventare uno strumento di compressione del lavoro.
Il capitale sociale deve aggiungere capacità alla comunità, non sostituire lavoro che deve essere regolarmente organizzato e retribuito.
Il Bilancio del Tempo e delle Competenze: ciò che non misuriamo rimane invisibile
La proposta attribuisce particolare importanza alla misurazione.
Ogni ente aderente dovrebbe poter produrre annualmente un Bilancio del Tempo e delle Competenze con indicatori semplici e confrontabili: cittadini registrati, partecipanti attivi, ore offerte, ore effettivamente utilizzate, competenze disponibili, progetti realizzati, Enti del Terzo settore coinvolti e beneficiari raggiunti.
Potrebbe essere calcolato anche un valore economico figurativo delle ore utilizzate, con una precisazione essenziale: questo dato non equivale automaticamente a un risparmio di spesa pubblica e non rappresenta una retribuzione.
Serve invece a rendere visibile una dimensione che oggi raramente entra nei sistemi di valutazione: la quantità di capitale sociale che un territorio è riuscito concretamente ad attivare.
Una proposta coerente con la cultura lombarda della valutazione
La legge regionale n. 28 del 2004 contiene già una clausola valutativa attraverso la quale il Consiglio regionale verifica l’attuazione delle politiche temporali e i risultati conseguiti.
FEDIMI ritiene che questa cultura della valutazione debba essere rafforzata.
La proposta prevede quindi una relazione periodica al Consiglio regionale che consenta di verificare quanti enti abbiano aderito, quanti cittadini siano effettivamente attivi, quante ore siano state utilizzate, quali progetti siano stati realizzati, quali costi siano stati sostenuti e quali risultati siano stati raggiunti.
L’obiettivo non deve essere misurare il successo sulla base del numero di iscrizioni alla piattaforma, ma sulla capacità di trasformare disponibilità teoriche in attività concretamente utili alle comunità.
Sperimentare prima di estendere
FEDIMI propone un approccio graduale.
La Regione potrebbe avviare una fase pilota coinvolgendo territori differenti per dimensione demografica, caratteristiche socio-economiche e organizzazione dei servizi.
La sperimentazione permetterebbe di verificare la facilità di utilizzo della piattaforma, i costi di gestione, i tassi di partecipazione, la capacità dei Comuni di costruire progetti, il coinvolgimento del Terzo settore e il rapporto tra ore offerte e ore effettivamente utilizzate.
Solo sulla base di questi dati sarebbe opportuno procedere alla progressiva estensione del sistema.
Una buona politica pubblica non dovrebbe limitarsi a introdurre uno strumento: dovrebbe essere in grado di verificarne il funzionamento e modificarlo quando necessario.
Integrare ciò che già esiste
La proposta FEDIMI non intende creare un sistema parallelo rispetto alle politiche regionali già operative.
Al contrario, uno dei suoi obiettivi è collegare la Rete regionale delle Banche del Tempo e delle Competenze ai Piani territoriali degli orari, alle politiche di conciliazione vita-lavoro, alle politiche familiari, all’invecchiamento attivo, al volontariato, al Terzo settore, alla cittadinanza attiva e alle iniziative di innovazione sociale.
La piattaforma potrebbe diventare una infrastruttura comune utilizzabile da politiche differenti, evitando duplicazioni e permettendo alla Regione di leggere in modo più unitario il patrimonio di partecipazione presente sul territorio.
Il valore della proposta non sta quindi nell’aggiungere una nuova etichetta alle Banche del Tempo, ma nel trasformare esperienze oggi distribuite tra norme, programmi e territori in un modello maggiormente integrato.
Una proposta aperta al confronto istituzionale e sociale
Quello elaborato da FEDIMI è un documento tecnico di proposta e non un testo chiuso.
Sarà a breve sottoposto all’attenzione dei Consiglieri regionali, degli organismi istituzionali e degli stakeholder lombardi.
FEDIMI intende raccogliere osservazioni e contributi da enti locali, rappresentanze delle imprese e del lavoro, Terzo settore, professionisti, università, realtà del volontariato e soggetti che già operano nell’ambito delle Banche del Tempo e della cittadinanza attiva.
Anche il coordinamento legislativo con le norme regionali vigenti e la definizione degli oneri finanziari dovranno essere approfonditi nelle sedi competenti.
La proposta vuole offrire una base concreta sulla quale aprire il confronto.
Dalla disponibilità individuale a una infrastruttura di capitale sociale
Il principio alla base del progetto è semplice.
Una singola persona che mette a disposizione due o quattro ore al mese può sembrare una risorsa limitata. Migliaia di persone che rendono disponibili poche ore, accompagnate da competenze conosciute e organizzate, possono invece costituire una infrastruttura sociale significativa.
La Lombardia possiede già norme, programmi, associazioni, enti locali e reti territoriali che lavorano sulla solidarietà, sui tempi delle città e sulla conciliazione.
FEDIMI propone di compiere il passo successivo: collegare tempo, competenze, tecnologia, progetti di comunità e misurazione all’interno di un modello regionale comune.
Non si tratta di sostituire ciò che esiste.
Si tratta di farlo evolvere.
I prossimi passaggi
La proposta tecnica di legge regionale sarà a breve presentata agli organismi istituzionali e agli stakeholder.
L’obiettivo di FEDIMI è avviare un confronto che possa portare al perfezionamento del testo e verificare le condizioni per una concreta iniziativa legislativa in Consiglio regionale.
La Lombardia può rappresentare un laboratorio particolarmente adatto per questo modello: una Regione con un tessuto comunale diffuso, un Terzo settore articolato, una forte tradizione associativa e un quadro normativo che già riconosce il valore delle Banche del Tempo.
La sfida è trasformare queste condizioni favorevoli in una infrastruttura moderna di capitale sociale.
Una rete nella quale il tempo non sia soltanto scambiato, ma organizzato; le competenze non siano disperse, ma conosciute; i progetti non siano soltanto promossi, ma misurati.
Un patrimonio di esperienza al servizio delle comunità lombarde.
Riferimenti essenziali
- Legge regionale Lombardia 28 ottobre 2004, n. 28 – Politiche regionali per il coordinamento e l’amministrazione dei tempi delle città.
- Legge regionale Lombardia 6 dicembre 1999, n. 23 – Politiche regionali per la famiglia.
- Regione Lombardia – Piani di conciliazione vita-lavoro 2025-2027.
- Legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 27 – Banche dei tempi.
- Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 – Codice del Terzo settore.
- Costituzione della Repubblica italiana, art. 118, quarto comma – principio di sussidiarietà orizzontale.
- FEDIMI, “Banca Comunale del Tempo e delle Competenze”, 21 settembre 2026.
- FEDIMI, “Banca Comunale del Tempo e delle Competenze: il capitale umano che l’Italia non può disperdere”, 21 settembre 2026.
Nota: la proposta descritta nell’articolo costituisce un documento tecnico aperto al confronto istituzionale e con gli stakeholder. Il testo definitivo dell’eventuale iniziativa legislativa, il coordinamento con la normativa regionale vigente e la quantificazione degli oneri saranno oggetto della competente istruttoria legislativa e finanziaria.
Lidio Damiano Carboni
Responsabile Rapporti istituzionali FEDIMI
Una proposta di legge regionale per mettere a sistema tempo, competenze, cittadinanza attiva e capitale umano delle comunità locali
La proposta sarà a breve sottoposta agli organismi istituzionali e agli stakeholder lombardi
Dalla riflessione nazionale a una proposta per la Lombardia
FEDIMI ha sviluppato negli ultimi mesi una riflessione sul valore economico e sociale della solidarietà, del volontariato e del patrimonio di competenze presente nelle comunità locali.
Da questo percorso è nata la proposta della “Banca Comunale del Tempo e delle Competenze”: uno strumento attraverso il quale cittadini disponibili possano mettere volontariamente a disposizione non soltanto alcune ore del proprio tempo, ma anche conoscenze, capacità ed esperienze maturate nel corso della vita professionale e personale.
La riflessione entra ora in una nuova fase.
FEDIMI ha predisposto una proposta tecnica di legge regionale per la Lombardia, denominata “Disposizioni per la Rete regionale delle Banche del tempo e delle competenze, la cittadinanza attiva e la valorizzazione del capitale umano delle comunità locali”.
Il documento sarà a breve sottoposto agli organismi istituzionali e agli stakeholder lombardi con l’obiettivo di aprire un confronto sulla possibilità di trasformare esperienze già presenti sul territorio in un sistema regionale più strutturato, digitale, accessibile e misurabile.
La Lombardia dispone già di basi importanti
La proposta FEDIMI non parte da zero e, soprattutto, non intende duplicare strumenti già presenti nell’ordinamento regionale.
La legge regionale 28 ottobre 2004, n. 28, dedicata alle politiche per il coordinamento e l’amministrazione dei tempi delle città, include espressamente tra i criteri regionali l’uso del tempo per fini di reciproca solidarietà e interesse e promuove la costituzione delle Banche del Tempo.
La stessa legge contempla progetti informatizzati e connessi in rete, prevede contributi per progetti finalizzati alla promozione e costituzione delle Banche del Tempo, attribuisce attenzione alle iniziative congiunte tra Comuni – con particolare riferimento ai Comuni di minori dimensioni – e contiene una specifica clausola valutativa.
Anche la legge regionale 6 dicembre 1999, n. 23, sulle politiche regionali per la famiglia, contempla l’organizzazione delle Banche del Tempo tra le iniziative innovative sostenute dalla Regione, preferibilmente con il coinvolgimento dei Comuni.
Il quadro non è soltanto storico. Nei Piani di conciliazione vita-lavoro 2025-2027 Regione Lombardia continua a indicare, tra gli interventi di “Time Saving”, i progetti finalizzati alla promozione e costituzione delle Banche del Tempo. Per il triennio sono previste complessivamente risorse pari a 3 milioni di euro per gli interventi di conciliazione sul territorio lombardo.
Esiste dunque già un terreno normativo e programmatorio sul quale costruire. La proposta FEDIMI vuole farlo evolvere.
Il salto di qualità: dal tempo al tempo più competenze
La Banca del Tempo tradizionale si fonda sul valore dello scambio e della disponibilità temporale.
FEDIMI propone di aggiungere una seconda dimensione: la conoscenza delle competenze.
Un ex insegnante, un tecnico, un artigiano, un professionista, un dirigente in pensione, un impiegato amministrativo o un cittadino con competenze digitali, linguistiche, culturali, organizzative o manuali possono essere disponibili a dedicare poche ore al mese alla propria comunità.
Quelle ore assumono un significato diverso se l’ente e i soggetti che organizzano i progetti conoscono anche le capacità che la persona è disponibile a mettere a disposizione.
La proposta non intende attribuire qualifiche professionali né consentire lo svolgimento improprio di attività riservate. L’obiettivo è costruire una mappa dinamica del capitale umano volontariamente disponibile sul territorio, nel pieno rispetto delle regole sul lavoro, sul volontariato e sulle professioni.
Una Rete regionale, non 1.500 sistemi separati
La Lombardia è caratterizzata da un numero elevatissimo di Comuni e da una forte eterogeneità dimensionale e territoriale.
Per FEDIMI sarebbe poco efficiente immaginare che ogni amministrazione debba costruire autonomamente un proprio modello organizzativo e una propria infrastruttura digitale.
La proposta prevede pertanto una Rete regionale delle Banche del Tempo e delle Competenze, alla quale gli enti locali possano aderire volontariamente.
La Regione avrebbe un ruolo di coordinamento, definizione degli standard, assistenza e infrastruttura; i Comuni manterrebbero la responsabilità dei progetti locali e del rapporto con le rispettive comunità.
Il modello potrebbe essere utilizzato anche in forma sovracomunale, favorendo unioni, aggregazioni e collaborazioni territoriali. Questo elemento assume particolare importanza per i piccoli Comuni e per i territori nei quali la gestione associata può consentire economie di scala e maggiore continuità organizzativa.
Una piattaforma digitale regionale multi-ente
Uno dei cardini della proposta è la realizzazione o messa a disposizione di una piattaforma digitale regionale comune.
La piattaforma dovrebbe consentire la registrazione degli aderenti, la gestione delle disponibilità temporali, la classificazione delle competenze dichiarate, la pubblicazione dei progetti di comunità, l’abbinamento tra esigenze e disponibilità, la registrazione delle ore effettivamente svolte e la produzione di indicatori aggregati.
Ogni Comune o ente aderente potrebbe utilizzare la stessa infrastruttura con una propria configurazione locale.
L’obiettivo è evitare la frammentazione tecnologica: una sola architettura regionale, standard comuni, livelli omogenei di sicurezza e aggiornamento e costi marginali più contenuti per gli enti aderenti.
Per un piccolo Comune, poter utilizzare la stessa infrastruttura disponibile a un capoluogo significa trasformare la digitalizzazione da barriera economica a fattore di inclusione istituzionale.
I progetti di comunità come destinazione concreta delle disponibilità
Una banca delle disponibilità avrebbe scarso valore se non fosse collegata a progetti concreti.
Per questo la proposta FEDIMI introduce il concetto di “progetto di comunità”: un’attività di interesse generale con obiettivi, durata, responsabilità, modalità organizzative e competenze eventualmente richieste chiaramente individuate.
I progetti potrebbero essere promossi dagli enti locali negli ambiti consentiti dall’ordinamento oppure sviluppati attraverso la collaborazione con gli Enti del Terzo settore e gli strumenti di amministrazione condivisa previsti dalla normativa.
La piattaforma diventerebbe così un punto di incontro tra capacità disponibile e bisogni territoriali, evitando che l’iscrizione del cittadino rimanga una semplice manifestazione di disponibilità priva di seguito operativo.
Pensionati, esperienza e solidarietà intergenerazionale
Uno degli obiettivi della proposta è evitare la dispersione di competenze che spesso accompagna l’uscita dal mercato del lavoro.
Il pensionamento conclude un rapporto lavorativo, ma non cancella decenni di esperienza.
La Lombardia, come l’intero Paese, dispone di un patrimonio enorme di conoscenze tecniche, amministrative, artigianali, educative, organizzative e professionali che può continuare a produrre valore sociale.
La partecipazione deve naturalmente essere libera, personale, gratuita e revocabile. Non si chiede alle persone di continuare gratuitamente il lavoro che svolgevano prima del pensionamento.
Si offre invece a chi lo desidera uno strumento organizzato per trasferire una piccola parte delle proprie conoscenze alla comunità, favorendo contemporaneamente partecipazione, relazioni sociali e scambio intergenerazionale.
Il principio non negoziabile: il volontariato non sostituisce il lavoro
La credibilità del modello dipende dalla chiarezza delle sue garanzie.
FEDIMI propone che la legge stabilisca espressamente che le attività realizzate nell’ambito della Rete siano volontarie, aggiuntive e complementari.
Non devono poter essere utilizzate per sostituire personale dipendente pubblico o privato, coprire ordinariamente carenze di organico, aggirare procedure di reclutamento, affidamenti o contratti, né per consentire l’esercizio di attività professionali riservate senza i requisiti previsti.
La sussidiarietà non significa arretramento delle responsabilità pubbliche e il volontariato non può diventare uno strumento di compressione del lavoro.
Il capitale sociale deve aggiungere capacità alla comunità, non sostituire lavoro che deve essere regolarmente organizzato e retribuito.
Il Bilancio del Tempo e delle Competenze: ciò che non misuriamo rimane invisibile
La proposta attribuisce particolare importanza alla misurazione.
Ogni ente aderente dovrebbe poter produrre annualmente un Bilancio del Tempo e delle Competenze con indicatori semplici e confrontabili: cittadini registrati, partecipanti attivi, ore offerte, ore effettivamente utilizzate, competenze disponibili, progetti realizzati, Enti del Terzo settore coinvolti e beneficiari raggiunti.
Potrebbe essere calcolato anche un valore economico figurativo delle ore utilizzate, con una precisazione essenziale: questo dato non equivale automaticamente a un risparmio di spesa pubblica e non rappresenta una retribuzione.
Serve invece a rendere visibile una dimensione che oggi raramente entra nei sistemi di valutazione: la quantità di capitale sociale che un territorio è riuscito concretamente ad attivare.
Una proposta coerente con la cultura lombarda della valutazione
La legge regionale n. 28 del 2004 contiene già una clausola valutativa attraverso la quale il Consiglio regionale verifica l’attuazione delle politiche temporali e i risultati conseguiti.
FEDIMI ritiene che questa cultura della valutazione debba essere rafforzata.
La proposta prevede quindi una relazione periodica al Consiglio regionale che consenta di verificare quanti enti abbiano aderito, quanti cittadini siano effettivamente attivi, quante ore siano state utilizzate, quali progetti siano stati realizzati, quali costi siano stati sostenuti e quali risultati siano stati raggiunti.
L’obiettivo non deve essere misurare il successo sulla base del numero di iscrizioni alla piattaforma, ma sulla capacità di trasformare disponibilità teoriche in attività concretamente utili alle comunità.
Sperimentare prima di estendere
FEDIMI propone un approccio graduale.
La Regione potrebbe avviare una fase pilota coinvolgendo territori differenti per dimensione demografica, caratteristiche socio-economiche e organizzazione dei servizi.
La sperimentazione permetterebbe di verificare la facilità di utilizzo della piattaforma, i costi di gestione, i tassi di partecipazione, la capacità dei Comuni di costruire progetti, il coinvolgimento del Terzo settore e il rapporto tra ore offerte e ore effettivamente utilizzate.
Solo sulla base di questi dati sarebbe opportuno procedere alla progressiva estensione del sistema.
Una buona politica pubblica non dovrebbe limitarsi a introdurre uno strumento: dovrebbe essere in grado di verificarne il funzionamento e modificarlo quando necessario.
Integrare ciò che già esiste
La proposta FEDIMI non intende creare un sistema parallelo rispetto alle politiche regionali già operative.
Al contrario, uno dei suoi obiettivi è collegare la Rete regionale delle Banche del Tempo e delle Competenze ai Piani territoriali degli orari, alle politiche di conciliazione vita-lavoro, alle politiche familiari, all’invecchiamento attivo, al volontariato, al Terzo settore, alla cittadinanza attiva e alle iniziative di innovazione sociale.
La piattaforma potrebbe diventare una infrastruttura comune utilizzabile da politiche differenti, evitando duplicazioni e permettendo alla Regione di leggere in modo più unitario il patrimonio di partecipazione presente sul territorio.
Il valore della proposta non sta quindi nell’aggiungere una nuova etichetta alle Banche del Tempo, ma nel trasformare esperienze oggi distribuite tra norme, programmi e territori in un modello maggiormente integrato.
Una proposta aperta al confronto istituzionale e sociale
Quello elaborato da FEDIMI è un documento tecnico di proposta e non un testo chiuso.
Sarà a breve sottoposto all’attenzione dei Consiglieri regionali, degli organismi istituzionali e degli stakeholder lombardi.
FEDIMI intende raccogliere osservazioni e contributi da enti locali, rappresentanze delle imprese e del lavoro, Terzo settore, professionisti, università, realtà del volontariato e soggetti che già operano nell’ambito delle Banche del Tempo e della cittadinanza attiva.
Anche il coordinamento legislativo con le norme regionali vigenti e la definizione degli oneri finanziari dovranno essere approfonditi nelle sedi competenti.
La proposta vuole offrire una base concreta sulla quale aprire il confronto.
Dalla disponibilità individuale a una infrastruttura di capitale sociale
Il principio alla base del progetto è semplice.
Una singola persona che mette a disposizione due o quattro ore al mese può sembrare una risorsa limitata. Migliaia di persone che rendono disponibili poche ore, accompagnate da competenze conosciute e organizzate, possono invece costituire una infrastruttura sociale significativa.
La Lombardia possiede già norme, programmi, associazioni, enti locali e reti territoriali che lavorano sulla solidarietà, sui tempi delle città e sulla conciliazione.
FEDIMI propone di compiere il passo successivo: collegare tempo, competenze, tecnologia, progetti di comunità e misurazione all’interno di un modello regionale comune.
Non si tratta di sostituire ciò che esiste.
Si tratta di farlo evolvere.
I prossimi passaggi
La proposta tecnica di legge regionale sarà a breve presentata agli organismi istituzionali e agli stakeholder.
L’obiettivo di FEDIMI è avviare un confronto che possa portare al perfezionamento del testo e verificare le condizioni per una concreta iniziativa legislativa in Consiglio regionale.
La Lombardia può rappresentare un laboratorio particolarmente adatto per questo modello: una Regione con un tessuto comunale diffuso, un Terzo settore articolato, una forte tradizione associativa e un quadro normativo che già riconosce il valore delle Banche del Tempo.
La sfida è trasformare queste condizioni favorevoli in una infrastruttura moderna di capitale sociale.
Una rete nella quale il tempo non sia soltanto scambiato, ma organizzato; le competenze non siano disperse, ma conosciute; i progetti non siano soltanto promossi, ma misurati.
Un patrimonio di esperienza al servizio delle comunità lombarde.
Riferimenti essenziali
- Legge regionale Lombardia 28 ottobre 2004, n. 28 – Politiche regionali per il coordinamento e l’amministrazione dei tempi delle città.
- Legge regionale Lombardia 6 dicembre 1999, n. 23 – Politiche regionali per la famiglia.
- Regione Lombardia – Piani di conciliazione vita-lavoro 2025-2027.
- Legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 27 – Banche dei tempi.
- Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 – Codice del Terzo settore.
- Costituzione della Repubblica italiana, art. 118, quarto comma – principio di sussidiarietà orizzontale.
- FEDIMI, “Banca Comunale del Tempo e delle Competenze”, 21 settembre 2026.
- FEDIMI, “Banca Comunale del Tempo e delle Competenze: il capitale umano che l’Italia non può disperdere”, 21 settembre 2026.
Nota: la proposta descritta nell’articolo costituisce un documento tecnico aperto al confronto istituzionale e con gli stakeholder. Il testo definitivo dell’eventuale iniziativa legislativa, il coordinamento con la normativa regionale vigente e la quantificazione degli oneri saranno oggetto della competente istruttoria legislativa e finanziaria.
Lidio Damiano Carboni
Responsabile Rapporti istituzionali FEDIMI

