Un patrimonio di esperienza al servizio della comunità
La proposta FEDIMI per trasformare tempo, esperienza e competenze dei cittadini in capitale sociale organizzato
Un patrimonio già presente nelle nostre città
Ogni territorio dispone di una quantità rilevante di competenze che spesso rimangono inutilizzate. Pensionati con decenni di esperienza professionale, cittadini disponibili a dedicare alcune ore al mese alla propria comunità, ex insegnanti, tecnici, artigiani, impiegati, dirigenti, professionisti e persone con competenze organizzative, digitali, culturali o manuali costituiscono un patrimonio diffuso che potrebbe essere valorizzato molto più di quanto avvenga oggi.
FEDIMI propone di sviluppare, su base comunale e con un quadro organizzativo omogeneo, una “Banca Comunale del Tempo e delle Competenze”: uno strumento attraverso il quale ogni cittadino maggiorenne possa dichiarare volontariamente quante ore è disponibile a mettere a disposizione della comunità e quali capacità, esperienze o conoscenze è in grado di offrire.
L’obiettivo non è sostituire il lavoro pubblico o privato con prestazioni gratuite. La proposta si colloca invece nell’ambito della cittadinanza attiva, del volontariato e dell’amministrazione condivisa, con attività complementari e di interesse generale, da realizzare nel rispetto delle norme, delle coperture assicurative e delle competenze professionali riservate.
L’Italia non parte da zero
In Italia esistono già esperienze che mostrano come parti di questo modello siano concretamente praticabili. Le formule utilizzate sono diverse: Banche del Tempo, albi dei volontari civici, registri della cittadinanza attiva e patti di collaborazione.
A Pomezia è attiva una Banca del Tempo nella quale la “moneta” di scambio è il tempo: possono partecipare singoli cittadini, associazioni, comitati, scuole, centri anziani e lo stesso Comune. A Venezia la Banca del Tempo viene presentata come spazio nel quale le persone mettono a disposizione tempo per condividere competenze, passioni ed esperienze.
Padova rappresenta un precedente particolarmente significativo: nel 2025 il Comune ha sottoscritto un Patto di collaborazione finalizzato alla valorizzazione della Banca del Tempo come strumento di cittadinanza attiva e prossimità. Il documento comunale ricorda inoltre che la collaborazione sulla Banca del Tempo risale al 1995 e prevede attività calibrate sulle competenze e sulle disponibilità degli aderenti.
Ancora più vicino all’impostazione proposta da FEDIMI è il caso di Samarate, dove nel 2026 è stato promosso l’Albo dei Volontari della Cittadinanza Attiva. Il cittadino può indicare formazione, abilità, conoscenze, esperienze lavorative pregresse, attività prescelte, disponibilità oraria giornaliera e durata del servizio volontario offerto.
Mairago ha istituito un Registro comunale dei volontari nell’ambito della cittadinanza attiva, prevedendo attività socio-assistenziali, educative, ambientali, culturali e di innovazione sociale. Senago, nel proprio modello di cittadinanza attiva, sottolinea un principio essenziale: l’attività dei volontari deve essere integrativa e complementare e non trasformarsi in mera sostituzione degli operatori pubblici o dei servizi comunali.
Questi esempi non coincidono integralmente con la proposta FEDIMI, ma dimostrano che molti dei suoi elementi fondamentali sono già presenti in esperienze amministrative reali.
La proposta FEDIMI: un passo ulteriore
FEDIMI propone di evolvere queste esperienze attraverso un sistema più strutturato, nel quale il Comune non disponga soltanto di un elenco di volontari, ma di una vera mappa dinamica del capitale umano disponibile sul territorio.
Per ogni aderente potrebbero essere registrati, con il suo consenso, disponibilità temporale, aree di interesse, competenze, esperienza professionale, eventuali abilitazioni pertinenti, preferenze sulle attività e limiti di disponibilità. Il sistema dovrebbe consentire al cittadino di modificare o sospendere in qualsiasi momento la propria disponibilità.
Un ex insegnante potrebbe offrire alcune ore per attività educative o di alfabetizzazione; un pensionato con esperienza amministrativa potrebbe contribuire all’organizzazione di iniziative associative; un informatico potrebbe partecipare a progetti di facilitazione digitale; un artigiano potrebbe mettere a disposizione capacità tecniche in attività compatibili con la disciplina applicabile; altri cittadini potrebbero contribuire a iniziative ambientali, culturali, sportive, sociali o di supporto agli eventi.
Il Comune, direttamente nei limiti consentiti o attraverso Enti del Terzo settore e associazioni, potrebbe programmare progetti conoscendo preventivamente la quantità e la tipologia delle risorse volontarie potenzialmente disponibili.
Non soltanto pensionati, ma i pensionati possono essere una risorsa decisiva
La Banca dovrebbe essere aperta a tutti i cittadini maggiorenni. FEDIMI ritiene tuttavia particolarmente importante valorizzare la disponibilità dei pensionati che desiderano continuare a partecipare alla vita della comunità e che siano nelle condizioni di svolgere le attività prescelte.
Il pensionamento può coincidere con l’uscita dal mercato del lavoro, ma non deve necessariamente determinare la dispersione di decenni di conoscenze ed esperienza. L’obiettivo non è chiedere alle persone di continuare gratuitamente la professione precedente, bensì offrire loro un canale semplice attraverso cui trasferire una piccola parte del proprio patrimonio di competenze alla comunità, su base totalmente volontaria.
La disciplina nazionale del volontariato riconosce espressamente il valore del tempo e delle capacità messe a disposizione per finalità solidaristiche. Dal 2025 è stato inoltre definito un quadro per il riconoscimento, anche in ambito scolastico e lavorativo, delle competenze acquisite attraverso attività e percorsi di volontariato.
Come dovrebbe funzionare la piattaforma
Dal punto di vista tecnologico, lo strumento non richiede necessariamente infrastrutture complesse. La funzione essenziale è quella di una banca dati sicura e organizzata, accessibile tramite identità digitale secondo le scelte dell’ente, capace di gestire profili, disponibilità, competenze, progetti, abbinamenti, ore effettivamente svolte, scadenze formative e assicurative, comunicazioni e reportistica.
Un’architettura di questo tipo utilizza funzioni informatiche già comuni in molte piattaforme gestionali. Il costo effettivo dipenderebbe naturalmente dai requisiti di sicurezza, interoperabilità, assistenza, protezione dei dati, accessibilità e manutenzione. Per questo FEDIMI non propone una moltiplicazione di migliaia di software comunali differenti, ma un modello condiviso e riutilizzabile.
Il rapporto tra costo e utilità potenziale appare particolarmente interessante se la piattaforma viene realizzata una volta sola a livello sovracomunale e successivamente resa disponibile a numerosi enti.
Una piattaforma regionale unica per tutti i Comuni
Una delle ipotesi proposte da FEDIMI è che siano le Regioni, eventualmente in collaborazione con ANCI e con gli organismi competenti, a predisporre un modello informatico unitario della Banca del Tempo e delle Competenze.
La Regione potrebbe mettere a disposizione dei Comuni una piattaforma comune, con configurazioni locali ma standard tecnici, procedure e indicatori omogenei. Ogni Comune manterrebbe la responsabilità dei propri progetti e delle proprie adesioni, evitando però di dover progettare, acquistare e mantenere autonomamente un sistema informatico completo.
Questa soluzione sarebbe particolarmente importante per i piccoli Comuni. Un ente con poche migliaia di abitanti potrebbe non avere convenienza o capacità amministrativa per sviluppare autonomamente una piattaforma dedicata. Se l’infrastruttura fosse regionale, potrebbe invece accedere allo stesso strumento utilizzato dai capoluoghi, con costi marginali più contenuti e livelli di sicurezza e aggiornamento uniformi.
La standardizzazione consentirebbe inoltre di produrre dati aggregati, naturalmente nel rispetto della normativa sulla protezione dei dati, per conoscere quante ore vengono donate, quali competenze risultano maggiormente disponibili e quali ambiti di intervento generano maggiore partecipazione.
Il Bilancio del Tempo e delle Competenze
FEDIMI propone che ogni amministrazione aderente pubblichi annualmente un “Bilancio del Tempo e delle Competenze”, con indicatori semplici e verificabili: numero degli iscritti, ore messe a disposizione, ore effettivamente utilizzate, progetti realizzati, ambiti di intervento, associazioni ed ETS coinvolti, beneficiari raggiunti e competenze mobilitate.
Potrebbe essere calcolato anche un valore economico figurativo delle ore donate, purché venga chiarito che tale valore non costituisce un risparmio automatico per il bilancio comunale né una sostituzione di spesa pubblica. Sarebbe un indicatore del capitale sociale attivato.
Il dato più importante non sarebbe quindi soltanto “quanto ha risparmiato il Comune”, ma quanta capacità aggiuntiva la comunità è riuscita a generare.
Un esempio: 500 cittadini, 24.000 ore per la comunità
Una simulazione aiuta a comprendere il potenziale del modello. Se in un Comune aderissero 500 cittadini e ciascuno mettesse mediamente a disposizione quattro ore al mese, la disponibilità teorica sarebbe pari a 24.000 ore all’anno.
Non tutte le ore verrebbero necessariamente utilizzate e non tutte avrebbero lo stesso contenuto. Il valore della piattaforma sarebbe proprio quello di consentire al Comune di sapere quali ore sono disponibili, con quali competenze e per quali attività.
Applicando, a puro titolo statistico, un valore convenzionale di 12 euro per ora, 24.000 ore corrisponderebbero a 288.000 euro di valore sociale figurativo. Con 1.000 aderenti alle stesse condizioni, le ore potenziali diventerebbero 48.000 e il valore figurativo 576.000 euro.
Sono simulazioni, non previsioni di risparmio pubblico. Servono a mostrare quanto valore possa emergere dalla somma di disponibilità individuali molto contenute.
Le garanzie devono essere parte del progetto
Un sistema nazionale diffuso può funzionare soltanto se costruito con regole chiare. La volontarietà deve essere assoluta; le attività non devono sostituire personale dipendente né eludere affidamenti, contratti o prestazioni professionali; devono essere definite responsabilità, formazione, coperture assicurative, trattamento dei dati personali e procedure di coordinamento.
Il Codice del Terzo settore definisce il volontario come la persona che mette a disposizione tempo e capacità in modo personale, spontaneo e gratuito per finalità solidaristiche. Gli orientamenti ministeriali ribadiscono inoltre l’assenza di vantaggi economici per il volontario e gli obblighi assicurativi previsti nel quadro del Terzo settore.
La proposta FEDIMI dovrebbe quindi essere accompagnata da un regolamento-tipo e da linee operative che distinguano chiaramente il volontariato dalla prestazione lavorativa e dalle funzioni amministrative riservate.
Perché proporre un modello diffuso
L’Italia dispone già di esperienze comunali significative, ma esse risultano eterogenee: in alcuni territori prevale lo scambio reciproco tipico delle Banche del Tempo, in altri il volontariato civico, in altri ancora i patti di collaborazione e l’amministrazione condivisa.
FEDIMI propone di mettere a sistema queste esperienze attraverso un modello replicabile: Banca delle Ore, Banca delle Competenze, programmazione dei progetti, collaborazione con il Terzo settore, piattaforma informatica comune e rendicontazione dell’impatto.
L’obiettivo proposto è rendere questo strumento accessibile progressivamente a tutti i Comuni italiani, senza che la dimensione demografica o la capacità di spesa digitale dell’ente diventino una barriera. Proprio per questo il livello regionale potrebbe rappresentare la scala più efficiente per progettare e mantenere l’infrastruttura tecnologica, lasciando ai Comuni la gestione delle relazioni con la propria comunità.
Una risorsa che oggi non misuriamo
La disponibilità di tempo ha una caratteristica particolare: se non viene utilizzata, non può essere accumulata per il futuro. Ogni anno milioni di ore di esperienza, conoscenza e capacità potenzialmente disponibili rimangono fuori da qualsiasi circuito organizzato.
FEDIMI propone di trasformare almeno una parte di questo patrimonio in una risorsa conoscibile, organizzabile e misurabile, nel pieno rispetto della libertà individuale e delle regole sul lavoro e sul volontariato.
La “Banca Comunale del Tempo e delle Competenze” può rappresentare un’evoluzione delle esperienze già presenti nel Paese: non soltanto scambio di ore, ma costruzione di capitale sociale; non soltanto elenco di volontari, ma conoscenza delle competenze; non soltanto disponibilità occasionale, ma capacità di programmare progetti di interesse generale.
Un patrimonio di esperienza al servizio della comunità.
Riferimenti essenziali
• Legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 1 e art. 27 – disciplina e promozione dell’uso del tempo per fini di solidarietà sociale e Banche del Tempo.
• D.lgs. 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo settore), in particolare disciplina del volontariato.
• Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nota direttoriale n. 5003 del 27 marzo 2026 – chiarimenti sulla disciplina del volontariato.
• Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Decreto interministeriale 31 luglio 2025 – criteri per il riconoscimento delle competenze acquisite nel volontariato.
• Comune di Samarate, “Albo dei Volontari della Cittadinanza attiva”, 2026.
• Comune di Padova, Patto di collaborazione per la valorizzazione della Banca del Tempo come strumento di cittadinanza attiva e prossimità, 2025.
• Comune di Pomezia, “Banca del Tempo Città di Pomezia”.
• Comune di Venezia, “Banca del Tempo”.
• Comune di Mairago, Regolamento e Registro comunale dei volontari – cittadinanza attiva.
• Comune di Senago, Regolamento di Cittadinanza Attiva.
Nota: le simulazioni economiche riportate nell’articolo hanno finalità illustrative e non rappresentano una stima di risparmio diretto per la finanza pubblica. La concreta attuazione del modello richiederebbe una verifica giuridico-amministrativa, assicurativa, organizzativa e in materia di protezione dei dati.
Lidio Damiano Carboni
Responsabile Rapporti Istituzionali FEDIMI

