FEDIMI | APPROFONDIMENTO ECONOMICO
Perché la trasformazione dei Confidi può diventare una leva di competitività e non soltanto una risposta alle difficoltà di accesso al credito.
Una funzione da ripensare, non da archiviare
Nel dibattito sull’accesso al credito delle piccole e medie imprese, i Confidi sono spesso descritti esclusivamente attraverso la loro funzione storica: prestare garanzie a favore degli istituti finanziatori. Questa lettura, pur corretta, rischia di non cogliere il cambiamento in corso. La domanda fondamentale non è soltanto quante garanzie vengano rilasciate, ma quale contributo i Confidi possano offrire alla qualità delle decisioni finanziarie delle imprese.
FEDIMI ritiene che il futuro del settore debba essere valutato alla luce di una trasformazione: dal Confidi che interviene quando la banca richiede ulteriori coperture al Confidi che accompagna preventivamente l’impresa nella definizione dei fabbisogni, nella sostenibilità del debito e nell’accesso agli strumenti disponibili.
Il punto di partenza: numeri che invitano a una riflessione
Secondo i dati richiamati dal Rapporto 2026 dell’Osservatorio permanente sui Confidi, riferiti alla fine del 2025, operavano in Italia 164 Confidi, con uno stock di garanzie di circa 7,4 miliardi di euro. La riduzione dello stock rispetto all’anno precedente segnala una pressione sul modello tradizionale; non dimostra, tuttavia, che la funzione dei Confidi sia diventata superflua. Il credito diretto erogato dai Confidi maggiori ha superato i 600 milioni di euro, con una crescita del 6,7%: un segnale di diversificazione che richiede attenzione anche sotto il profilo dei rischi e della vigilanza.
Il confronto con il Fondo di garanzia per le PMI aiuta a inquadrare la scala del mercato: nel 2025 il Fondo ha accolto 247.808 domande, a fronte di 45,7 miliardi di euro di finanziamenti e 31,7 miliardi di garanzie. Nei primi sei mesi del 2026, secondo il portale ufficiale, le domande accolte sono state 128.218, per 23 miliardi di finanziamenti e 16,2 miliardi garantiti. Questi aggregati non misurano la quota di attività svolta dai Confidi e non sono direttamente sovrapponibili allo stock delle loro garanzie; mostrano però quanto sia importante la filiera pubblica e privata del credito.
Dalla garanzia al servizio finanziario: quattro funzioni concrete
Una prima funzione riguarda la diagnosi del fabbisogno finanziario. Un’impresa può richiedere liquidità quando, in realtà, necessita di un finanziamento a medio termine per investimenti; oppure può cercare un prestito per coprire uno squilibrio strutturale che richiederebbe prima un intervento patrimoniale. Un accompagnamento competente deve distinguere queste situazioni, non limitarsi a individuare il prodotto disponibile.
Una seconda funzione è la preparazione dell’impresa al confronto bancario: analisi dei flussi di cassa, stagionalità del capitale circolante, concentrazione dei clienti, scadenze del debito, indicatori di sostenibilità e scenari di rischio. La qualità dell’informazione può ridurre le asimmetrie informative, pur senza sostituire la valutazione autonoma dell’intermediario.
Una terza funzione riguarda l’integrazione delle opportunità: garanzie del Fondo Centrale, strumenti regionali, incentivi agli investimenti e finanziamenti agevolati devono essere valutati in modo coordinato, verificando ammissibilità, compatibilità e regole di cumulo. Non ogni misura è applicabile a ogni impresa o progetto.
Una quarta funzione è il monitoraggio successivo: seguire gli investimenti finanziati e l’evoluzione della capacità di rimborso può aiutare a intercettare criticità per tempo. È una funzione da sviluppare nel rispetto delle competenze, delle autorizzazioni e della disciplina applicabile ai diversi soggetti.
Un caso esemplificativo: il valore dell’accompagnamento
Si consideri, a titolo puramente illustrativo, una piccola impresa che programmi un investimento da 300.000 euro in macchinari e riduzione dei consumi energetici. La questione non è soltanto se ottenere una garanzia sul finanziamento, ma definire quota di mezzi propri, durata del debito, risparmi energetici attesi, tempi di avvio dell’impianto e margine di sicurezza sui flussi di cassa. Un Confidi dotato di adeguate competenze potrebbe contribuire a organizzare le informazioni e a valutare con banca e consulenti le possibili forme di sostegno. La decisione di credito resta della banca; i benefici economici restano da dimostrare nel piano industriale.
Credito diretto: opportunità e responsabilità
La crescita del credito diretto presso i Confidi maggiori mostra che alcuni operatori stanno ampliando la propria attività. È una prospettiva interessante, ma non priva di rischi: erogare credito richiede capitale, controlli, capacità di recupero, presidio delle concentrazioni e processi di valutazione rigorosi. Non sarebbe corretto trasformare l’evoluzione dei Confidi in una richiesta indistinta di ampliare il credito senza verificare la sostenibilità dei singoli modelli operativi.
Occorre distinguere le attività consentite ai Confidi maggiori vigilati da quelle dei Confidi minori, soggetti a regole differenti. Le proposte di sviluppo devono essere coerenti con il Testo unico bancario, con la vigilanza e con i requisiti di ciascun intermediario.
L’efficacia della garanzia va misurata, non presunta
Un sistema di sostegno maturo dovrebbe affiancare agli indicatori di volume alcune misure di risultato: investimenti effettivamente realizzati, quota di imprese che ottiene credito aggiuntivo, tempi di risposta, costo complessivo del finanziamento, qualità del portafoglio e tenuta occupazionale. Occorre distinguere l’effetto della garanzia dagli altri fattori che incidono sull’esito di un finanziamento.
La trasparenza sui costi è essenziale: commissioni, eventuali quote associative, tassi e spese bancarie devono essere rappresentati in modo comprensibile. Una garanzia può favorire l’accesso al credito, ma non assicura automaticamente condizioni migliori in ogni operazione.
La proposta FEDIMI: una rete territoriale di orientamento al credito
FEDIMI propone di promuovere, attraverso le associazioni e i soggetti disponibili, un modello territoriale di orientamento finanziario rivolto soprattutto alle micro e piccole imprese. Il modello potrebbe articolarsi in una prima verifica del fabbisogno, in una scheda standard del progetto e in un successivo indirizzamento verso professionisti, Confidi e intermediari competenti.
Per rendere la proposta concreta, FEDIMI individua tre priorità: definire criteri minimi condivisi per la documentazione economico-finanziaria; favorire accordi operativi trasparenti tra associazioni, Confidi e banche; misurare annualmente i risultati ottenuti, senza confondere il numero delle pratiche avviate con quello degli investimenti effettivamente realizzati.
Un ulteriore ambito di interesse riguarda le imprese che investono in efficienza energetica, digitalizzazione, innovazione produttiva e sviluppo delle filiere locali. In tali settori la corretta strutturazione finanziaria può essere decisiva quanto l’individuazione dell’incentivo.
Una questione per il legislatore e le istituzioni
Le politiche pubbliche dovrebbero sostenere la capacità dei Confidi di operare in modo efficiente e patrimonialmente solido, valorizzando gli operatori che dimostrano qualità istruttoria, trasparenza e risultati. L’obiettivo non dovrebbe essere conservare indistintamente le strutture esistenti, ma favorire competenze, collaborazione e accessibilità territoriale, anche mediante strumenti digitali.
FEDIMI ritiene utile un confronto tra istituzioni, sistema bancario, rappresentanze delle imprese e Confidi sui dati effettivi di utilizzo delle garanzie e sugli ostacoli che ancora impediscono a progetti economicamente sostenibili di trovare finanziamento.
Conclusioni: dal numero di garanzie alla qualità del credito
Il futuro dei Confidi non può essere giudicato soltanto dalla dimensione dello stock di garanzie. La sfida è dimostrare che una rete di soggetti specializzati può migliorare la qualità delle richieste, facilitare l’accesso a strumenti complessi e sostenere investimenti capaci di generare produttività e occupazione.
La garanzia resta una funzione essenziale. Ma il suo valore aumenta quando si inserisce in una relazione più ampia tra impresa, Confidi, banca e istituzioni. È su questa trasformazione, misurabile e fondata su competenze reali, che FEDIMI invita ad aprire un confronto operativo.
Fonti e note metodologiche
- FEDIMI, “Garanzie Confidi e Fondo Centrale: una leva strategica per il credito alle PMI”, 24 settembre 2026 – https://www.fedimi.it/2026/09/24/garanzie-confidi-e-fondo-centrale-una-leva-strategica-per-il-credito-alle-pmi/
- Osservatorio permanente sui Confidi, Rapporto 2026, dati di fine 2025 (richiamati nell’approfondimento FEDIMI del 24 settembre 2026).
- Mediocredito Centrale, “Pubblicato il Report 2025 del Fondo di garanzia”, 30 gennaio 2026 – https://www.fondidigaranzia.it/pubblicato-il-report-2025-del-fondo-di-garanzia/
- Fondo di garanzia PMI, “I numeri del Fondo”, dati gennaio–giugno 2026 – https://fondidigaranzia.it/numeri-del-fondo/
- Banca d’Italia, Relazione annuale sul 2025, maggio 2026 – https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/2025/
Nota: le ipotesi di evoluzione del settore e le proposte operative sono valutazioni di FEDIMI, non risultati già conseguiti. Gli importi relativi a stock, flussi e finanziamenti si riferiscono a grandezze differenti e non devono essere sommati.
Lidio Damiano Carboni
Responsabile Rapporti Istituzionali

