Negli ultimi anni i criteri ESG (Environmental, Social, Governance) sono passati da “tema reputazionale” a fattore competitivo e regolatorio. Oggi la sostenibilità incide su accesso al credito, rapporti con clienti e grandi committenti, gare, catene di fornitura e – sempre più – su obblighi di rendicontazione e due diligence.

Di seguito una panoramica chiara e operativa delle novità principali e di ciò che le imprese possono fare oltre gli obblighi, in ottica volontaria, per ridurre rischi e cogliere opportunità.

1) Cosa significa “ESG” in pratica

  • E (Ambiente): emissioni (Scope 1-2-3), energia, rifiuti, acqua, sostanze chimiche, biodiversità, impatti di prodotto e di filiera.
  • S (Sociale): salute e sicurezza, diritti dei lavoratori, parità e inclusione, formazione, condizioni nella supply chain, impatti sulle comunità.
  • G (Governance): etica e anticorruzione, controlli interni, gestione rischi, responsabilità del CdA, trasparenza e sistemi di compliance.

Oggi l’ESG si traduce soprattutto in due “famiglie” di richieste:

  1. Trasparenza e rendicontazione (cosa dichiari e con quali dati).
  2. Doveri di gestione e controllo (cosa fai davvero, anche in filiera).

2) Rendicontazione di sostenibilità: CSRD/ESRS (UE) e recepimento italiano

CSRD: cosa cambia

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) amplia e rafforza la rendicontazione di sostenibilità, introducendo:

  • standard comuni europei (ESRS),
  • principio di doppia materialità (impatti dell’impresa su ambiente/società e impatti dei rischi ESG sull’impresa),
  • maggiore robustezza dei dati e assurance (verifica esterna).

Italia: quadro di recepimento

In Italia la CSRD è stata recepita con il D.Lgs. 125/2024.

Attenzione: fase di “semplificazione / Omnibus” e possibili rinvii

A fine 2025 il Parlamento europeo ha approvato un accordo politico per ridurre e semplificare alcune parti delle norme ESG (pacchetto spesso chiamato “Omnibus”), con innalzamento soglie e riduzione del perimetro: la misura attende i passaggi conclusivi/attuativi a livello UE e recepimenti.

Cosa fare operativamente (anche in presenza di rinvii): molte imprese non obbligate “oggi” vengono comunque coinvolte indirettamente perché clienti, banche e capofiliera chiedono dati ESG standardizzati. Quindi conviene prepararsi con un percorso graduale, senza aspettare l’ultimo momento.

3) Tassonomia UE (EU Taxonomy): quando diventa rilevante

La Tassonomia UE definisce criteri per qualificare attività economiche come “ambientalmente sostenibili” e si riflette in disclosure e richieste del mercato (banche, investitori, grandi clienti).

Negli ultimi mesi la Commissione UE ha spinto su semplificazioni e su un approccio più “proporzionato” per alcuni operatori (anche collegato all’Omnibus).

Impatto concreto per le imprese: anche quando non c’è obbligo diretto di reporting tassonomico, la tassonomia influenza:

  • richieste di informazione in filiera,
  • condizioni di finanziamento “green/sustainability-linked”,
  • classificazione di prodotti, investimenti, CAPEX.

4) Due diligence di sostenibilità nella filiera: CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive)

La CSDDD introduce obblighi di due diligence su diritti umani e ambiente lungo la catena del valore: prevenire/mitigare impatti, gestire reclami, monitorare e comunicare.

Anche qui è in corso un processo UE di revisione/attenuazione e rinvii nel quadro delle misure di semplificazione approvate a dicembre 2025, con un perimetro più ristretto rispetto alle impostazioni originarie.

Messaggio chiave per le PMI e non obbligate: la due diligence “arriva” comunque tramite:

  • codici fornitori,
  • audit, questionari ESG,
  • clausole contrattuali,
  • richieste su tracciabilità e sostanze, lavoro, sicurezza, emissioni.

5) Altri obblighi ESG che impattano molte imprese (anche non “grandi”)

CBAM: dal 1° gennaio 2026 regime definitivo

Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) entra nel regime definitivo dal 1 gennaio 2026 e riguarda importazioni in UE di specifiche merci energivore (con nuovi adempimenti e costi legati alle emissioni incorporate).
Impatto indiretto: anche chi non importa direttamente può subire richieste da clienti/importatori UE su dati di emissione, processi e tracciabilità.

EUDR (Deforestazione): rinvio ufficiale e nuove scadenze

Il regolamento UE contro la deforestazione (EUDR) è stato oggetto di rinvio: obblighi applicabili dal 30 dicembre 2026 per grandi imprese e dal 30 giugno 2027 per piccole imprese, secondo l’aggiornamento approvato in sede UE.
Rilevante per chi tratta/usa o commercializza materie prime/prodotti connessi (es. legno, cacao, caffè, gomma, soia, palma, bovini).

Batterie (Reg. UE 2023/1542): sostenibilità e due diligence

Il Regolamento batterie introduce requisiti su sostenibilità, informazioni e catena del valore (con entrata in vigore graduale e aggiornamenti su alcune scadenze).
Rilevante per chi produce/usa/integra batterie o immette prodotti con batterie.

EPR Tessile (responsabilità estesa del produttore): tema “caldo” 2026

Il settore tessile–moda è coinvolto da evoluzioni verso regimi EPR nazionali in attuazione del quadro UE, con implementazioni 2026 in discussione/definizione anche in Italia.

6) Cosa è “obbligatorio” vs “volontario”: una bussola pratica

Obblighi (diretti o indiretti)

  • Reporting CSRD/ESRS (perimetro definito dalla normativa e sue evoluzioni/semplificazioni).
  • Richieste di filiera (questionari, audit, KPI, tracciabilità) per soddisfare CSRD/CSDDD dei clienti.
  • Normative specifiche (CBAM, EUDR, batterie, ecc.) se ricadi nei casi previsti.

Attività volontarie consigliate (per ridurre rischi e aumentare competitività)

  • Piano ESG aziendale con obiettivi, KPI e responsabilità (CdA/direzione).
  • Misurazione GHG (Scope 1-2 e, progressivamente, Scope 3) e piano di riduzione.
  • Supplier ESG program: codice di condotta, onboarding fornitori, valutazione rischi, audit proporzionati.
  • Policy e procedure: anticorruzione, whistleblowing, H&S, diritti umani, acquisti responsabili.
  • LCA / impronta di prodotto (dove rilevante) e sviluppo prodotto sostenibile.
  • Formazione interna (acquisti, qualità, HR, produzione, commerciale) per gestire richieste clienti e dati.
  • Certificazioni e schemi (da scegliere in base a settore e mercati): ISO 14001/45001/50001, SA8000, ecc.
  • Preparazione “data-ready”: anagrafiche, tracciabilità, qualità del dato, controlli e archiviazione evidenze.

7) Come può supportare FEDIMI le imprese (proposta di taglio associativo)

Come associazione datoriale di rappresentanza, FEDIMI può affiancare le imprese con:

  • check-up di conformità (CSRD/filiera, CSDDD, CBAM/EUDR dove pertinenti);
  • modelli di policy e strumenti di supplier management;
  • percorsi di misurazione emissioni e impostazione KPI;
  • formazione e aggiornamenti su evoluzione normativa UE/Italia;
  • supporto nel dialogo con banche, clienti e capofiliera (questionari ESG, rating, evidenze).

Conclusione

Il quadro ESG europeo sta vivendo una fase di rafforzamento ma anche di semplificazione, con soglie e tempi in evoluzione.
Per le imprese, la strategia più efficace è distinguere tra:

  • adempimenti obbligatori (quando applicabili),
  • preparazione volontaria mirata (dati, governance, filiera), che riduce costi futuri e aumenta competitività già oggi.