FEDIMI propone il programma “IA E ROBOTICA PER LE PMI”: trasformare analisi, regole e sperimentazioni in strumenti concretamente utilizzabili dal sistema produttivo
Approfondimento del punto 9 delle “10 Proposte FEDIMI per il mercato del lavoro italiano 2030”
L’Intelligenza Artificiale non è più soltanto una tecnologia da osservare. È una tecnologia che sta entrando nei processi produttivi, amministrativi, commerciali e organizzativi delle imprese. Allo stesso tempo, robotica, automazione, sensoristica e sistemi di analisi dei dati stanno modificando il modo in cui vengono progettati, prodotti, controllati e manutenuti beni e servizi. Il problema, quindi, non è più stabilire se questa trasformazione arriverà. Il problema è capire come consentire anche alle piccole e medie imprese italiane di governarla.
Per FEDIMI il punto 9 delle “10 Proposte per il mercato del lavoro italiano 2030” deve partire proprio da questa esigenza: collegare il lavoro di analisi e indirizzo già avviato dalle istituzioni a un programma operativo capace di accompagnare le PMI nell’adozione concreta dell’Intelligenza Artificiale e della robotica. Per questo proponiamo un programma nazionale denominato: “IA E ROBOTICA PER LE PMI”.
L’OSSERVATORIO ESISTE: NON SERVE CREARNE UN ALTRO
Nel precedente sviluppo della proposta FEDIMI avevamo posto il tema della necessità di una struttura capace di osservare l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro.
Oggi è necessario partire da un dato istituzionale preciso: questa struttura esiste. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha istituito e reso operativo l’Osservatorio sull’adozione dei sistemi di Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro, previsto nel quadro della legge n. 132 del 2025.
Nel 2026 sono stati nominati la Consulta delle parti sociali, il Comitato di indirizzo, la Commissione etica e i Comitati tecnico-scientifici. L’Osservatorio collabora inoltre con INAPP e ha il compito di analizzare l’impatto dell’IA su aziende, lavoratori, professioni e competenze.
Il 14 luglio 2026 si è svolta la prima riunione della Consulta delle parti sociali e il 27 luglio la prima riunione della Commissione etica, segnando l’avvio della fase pienamente operativa dell’organismo.
FEDIMI ritiene quindi che non serva duplicare ciò che è già stato costruito. Serve compiere il passaggio successivo: trasformare l’analisi in applicazione.
DALL’OSSERVAZIONE ALL’ADOZIONE
Un Osservatorio può individuare tendenze, rischi, competenze emergenti e trasformazioni delle professioni. Ma una piccola impresa ha bisogno anche di risposte molto concrete.
Da dove iniziare?
Quale processo aziendale può beneficiare dell’IA?
Quale soluzione è realmente utile e quale è soltanto una moda tecnologica?
Quali dati possono essere utilizzati?
Quali rischi devono essere valutati?
Quali lavoratori devono essere formati?
Quanto costa l’investimento?
Quale ritorno può produrre?
Quali obblighi normativi devono essere rispettati?
È su questo spazio tra conoscenza e applicazione che FEDIMI propone di costruire il programma “IA e Robotica per le PMI”.
LA STRATEGIA ITALIANA PER L’IA INDICA GIÀ LA DIREZIONE
La proposta non nasce nel vuoto.
La Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026 dedica una specifica area alle imprese e individua, tra le azioni strategiche, facilitatori per l’IA nelle PMI, sostegno allo sviluppo e all’adozione di soluzioni di IA e laboratori per lo sviluppo di applicazioni in contesti industriali. La Strategia riconosce inoltre una caratteristica fondamentale del sistema italiano: la necessità di costruire strumenti coerenti con un tessuto produttivo nel quale le PMI hanno un peso determinante.
FEDIMI propone quindi di utilizzare questa impostazione come base per una fase maggiormente operativa e diffusa sul territorio.
Il principio deve essere semplice: non chiedere alla PMI di diventare un’impresa tecnologica, ma consentirle di utilizzare la tecnologia per migliorare il proprio lavoro.
IA E ROBOTICA: DUE TRASFORMAZIONI CHE DEVONO ESSERE LETTE INSIEME
Intelligenza Artificiale e robotica vengono spesso affrontate separatamente.
Nel sistema produttivo, invece, tendono sempre più a convergere.
L’IA può analizzare dati provenienti da macchine e sensori, individuare anomalie, prevedere manutenzioni, ottimizzare processi, assistere la programmazione e supportare il controllo qualità.
La robotica può tradurre parte di queste informazioni in azioni fisiche all’interno della produzione, della logistica e della movimentazione.
La vera trasformazione industriale nasce quindi dall’integrazione tra dati, software, automazione, macchine e competenze umane.
Per questo FEDIMI ritiene che una politica dedicata alle PMI non debba limitarsi all’IA generativa o agli strumenti da ufficio, ma debba comprendere anche robotica, cobot, manutenzione predittiva, visione artificiale, sensoristica, digital twin e automazione dei processi.
PRIMO PILASTRO: DIAGNOSI DIGITALE E TECNOLOGICA DELLA PMI
Il primo ostacolo è spesso capire dove intervenire.
FEDIMI propone che il programma preveda una diagnosi iniziale semplice e accessibile della maturità tecnologica dell’impresa.
La diagnosi dovrebbe analizzare almeno cinque aree:
processi amministrativi e documentali;
produzione e organizzazione;
manutenzione e controllo qualità;
commerciale e rapporto con i clienti;
dati, cybersecurity e competenze interne.
L’obiettivo non sarebbe assegnare un voto all’impresa.
Sarebbe individuare due o tre applicazioni concretamente realizzabili, ordinate per impatto, costo, complessità e rischio.
Per molte PMI il primo progetto non deve essere il più sofisticato. Deve essere quello capace di produrre un risultato verificabile.
SECONDO PILASTRO: UN VOUCHER PER IL PRIMO PROGETTO IA O ROBOTICA
Una delle principali barriere per le imprese più piccole è il costo iniziale della sperimentazione.
FEDIMI propone quindi di valutare un meccanismo di voucher o contributo dedicato al primo progetto di adozione, utilizzando e coordinando gli strumenti di finanza pubblica già disponibili senza creare necessariamente un nuovo fondo.
Il sostegno potrebbe riguardare analisi dei processi, proof of concept, integrazione software, automazione, robotica collaborativa, sensoristica, formazione e cybersecurity.
Il finanziamento dovrebbe essere collegato a un progetto concreto e a obiettivi misurabili.
Non finanziare genericamente “l’Intelligenza Artificiale”.
Finanziare, ad esempio, la riduzione dei fermi macchina, l’automazione di una determinata attività ripetitiva, il miglioramento del controllo qualità, la riduzione degli errori documentali o l’ottimizzazione dei consumi.
TERZO PILASTRO: LABORATORI TERRITORIALI DI SPERIMENTAZIONE
Una PMI non dovrebbe essere costretta ad acquistare una tecnologia prima di averne verificato l’utilità.
FEDIMI propone quindi una rete di laboratori territoriali nei quali le imprese possano sperimentare soluzioni di IA e robotica prima dell’investimento.
Non necessariamente nuove strutture.
Il Paese dispone già di università, ITS Academy, centri di ricerca, Competence Center, European Digital Innovation Hub, Digital Innovation Hub e laboratori tecnologici.
Occorre collegarli maggiormente alla domanda concreta delle piccole imprese.
Una PMI dovrebbe poter arrivare con un problema produttivo e verificare, insieme a tecnici ed esperti, se esiste una soluzione tecnologica sostenibile.
QUARTO PILASTRO: FORMARE IMPRENDITORI, RESPONSABILI E LAVORATORI
Il principale rischio è pensare che l’adozione dell’IA sia un progetto esclusivamente informatico.
Non lo è.
Quando una tecnologia modifica un processo, cambia anche il lavoro delle persone.
Per questo ogni progetto dovrebbe essere accompagnato da un Piano delle Competenze.
L’imprenditore deve comprendere opportunità, costi e rischi.
I responsabili devono imparare a integrare la tecnologia nei processi.
I lavoratori devono acquisire le competenze necessarie per utilizzarla e controllarla.
I tecnici devono essere formati per manutenerla.
Le figure che si occupano di sicurezza, privacy e cybersecurity devono essere coinvolte quando necessario.
Questo principio collega direttamente il punto 9 alla proposta FEDIMI sulla Formazione 4.0 permanente e strutturale.
L’AI LITERACY È ORMAI UNA QUESTIONE AZIENDALE
L’alfabetizzazione sull’Intelligenza Artificiale non può essere considerata una competenza riservata agli specialisti.
L’AI Act europeo ha introdotto specifici obblighi in materia di AI literacy per provider e deployer dei sistemi di IA, rendendo ancora più evidente la necessità di costruire nelle organizzazioni un livello adeguato di conoscenza e consapevolezza.
Per una PMI questo non significa trasformare ogni lavoratore in un esperto di algoritmi.
Significa fare in modo che chi utilizza un sistema comprenda almeno cosa può fare, quali sono i suoi limiti, quali informazioni possono essere inserite, quando è necessario verificare il risultato e quando una decisione deve rimanere sotto controllo umano.
QUINTO PILASTRO: UNA RETE DI FACILITATORI PER LE PMI
Molte piccole imprese non dispongono di un responsabile dell’innovazione, di un data scientist o di un ufficio legale specializzato in tecnologie digitali.
È quindi necessario costruire una rete di facilitatori.
Il facilitatore non dovrebbe vendere una specifica tecnologia.
Dovrebbe aiutare l’impresa a definire il problema, individuare possibili soluzioni, orientarsi tra fornitori, formazione, incentivi e adempimenti.
La Strategia Italiana per l’IA già individua i “facilitatori per l’IA nelle PMI” come una delle proprie azioni strategiche.
FEDIMI propone di rendere questo principio capillare e operativo, coinvolgendo anche associazioni datoriali e strutture territoriali.
SESTO PILASTRO: CASI D’USO PER SETTORE
Una piccola impresa ha bisogno di vedere esempi vicini alla propria realtà.
FEDIMI propone quindi la creazione di repertori di casi d’uso verificati, organizzati per settore e dimensione aziendale.
Per la manifattura: manutenzione predittiva, controllo qualità, pianificazione della produzione, visione artificiale.
Per l’edilizia: analisi documentale, pianificazione, rilievi, sicurezza, gestione energetica.
Per il commercio: previsione della domanda, gestione delle scorte, assistenza al cliente.
Per gli studi professionali e i servizi: gestione documentale, ricerca, automazione di attività ripetitive e supporto all’analisi.
Per logistica e magazzino: ottimizzazione dei flussi, tracciabilità, robotica e previsione dei carichi.
L’obiettivo è passare dalla domanda generica “cosa può fare l’IA?” alla domanda concreta “quale problema della mia impresa può risolvere?”.
SETTIMO PILASTRO: MISURARE IL RITORNO DELL’INVESTIMENTO
L’adozione tecnologica non deve essere valutata sulla base dell’entusiasmo.
Deve essere misurata.
Ogni progetto sostenuto dovrebbe definire indicatori prima dell’avvio.
Tempo risparmiato.
Riduzione degli errori.
Riduzione degli scarti.
Fermi macchina evitati.
Incremento della capacità produttiva.
Riduzione dei consumi.
Miglioramento dei tempi di risposta.
Nuove competenze acquisite.
Il programma dovrebbe quindi produrre anche dati aggregati e anonimi sull’efficacia delle diverse applicazioni.
Queste informazioni potrebbero ritornare all’Osservatorio e migliorare progressivamente le politiche pubbliche.
UN CIRCUITO TRA OSSERVATORIO E IMPRESE
È questo uno degli elementi centrali della proposta FEDIMI.
L’Osservatorio analizza il cambiamento.
Le imprese sperimentano le applicazioni.
I risultati vengono misurati.
Le informazioni ritornano all’Osservatorio.
L’Osservatorio aggiorna linee guida, analisi delle competenze e indicazioni operative.
Si crea così un circuito permanente tra ricerca, regolazione e realtà produttiva.
Non un Osservatorio che guarda il cambiamento dall’esterno, ma un sistema capace di imparare anche dalle esperienze delle imprese.
L’IA NON DEVE DIVENTARE UNO STRUMENTO DI DECISIONE OPACA SUI LAVORATORI
L’adozione dell’IA nel lavoro presenta anche rischi che devono essere affrontati con chiarezza.
Particolare attenzione deve essere dedicata ai sistemi utilizzati per selezione, valutazione delle prestazioni, organizzazione del lavoro e decisioni che incidono sul rapporto professionale.
La Commissione etica dell’Osservatorio ha già richiamato nel luglio 2026 la distinzione tra supervisione umana e delega alla macchina nei processi decisionali che incidono sull’accesso al lavoro, sulla valutazione delle prestazioni e sulla cessazione del rapporto.
FEDIMI ritiene che il principio debba essere netto: la tecnologia può assistere la decisione, ma non deve trasformare il lavoratore in un punteggio prodotto da un algoritmo.
Trasparenza, responsabilità, proporzionalità e supervisione umana devono accompagnare l’innovazione.
ROBOTICA: PRODUTTIVITÀ, SICUREZZA E NUOVE COMPETENZE
La robotica merita una particolare attenzione nel sistema delle PMI.
Robot e cobot possono essere utilizzati non soltanto per aumentare la produttività, ma anche per ridurre attività ripetitive, gravose o potenzialmente pericolose.
Questo significa che innovazione e sicurezza possono, in molti casi, procedere nella stessa direzione.
Ma l’introduzione di nuove macchine modifica anche i rischi e le competenze necessarie.
Ogni progetto di robotizzazione deve quindi comprendere valutazione dei rischi, formazione degli operatori, manutenzione, gestione delle anomalie e definizione delle modalità di interazione uomo-macchina.
La robotica non elimina il ruolo umano. Lo trasforma.
NON SOSTITUIRE AUTOMATICAMENTE: RIDISEGNARE LE MANSIONI
Il dibattito sull’IA viene spesso ridotto alla domanda: quanti posti di lavoro verranno sostituiti?
Per FEDIMI questa domanda è troppo semplice.
Molte trasformazioni avverranno a livello di singole attività, non necessariamente dell’intera professione.
Una parte del lavoro potrà essere automatizzata, un’altra assistita, un’altra ancora acquisterà maggiore importanza.
Il compito dell’impresa deve quindi essere anche quello di ridisegnare le mansioni.
Prima di considerare una professionalità superata, occorre chiedersi se la persona possa essere aggiornata e utilizzata in attività a maggiore valore.
Questo principio collega il programma IA e Robotica per le PMI al diritto-dovere all’aggiornamento delle competenze proposto da FEDIMI.
UNA PARTICOLARE ATTENZIONE ALLE MICRO E PICCOLE IMPRESE
Una politica nazionale non può limitarsi alle imprese già digitalmente mature.
Il rischio è che l’IA aumenti il divario tra grandi aziende e PMI.
Le imprese più strutturate dispongono di capitale, competenze, consulenti e capacità di sperimentazione.
Le più piccole possono rimanere ferme non perché non abbiano bisogno della tecnologia, ma perché non sanno da dove iniziare o considerano troppo elevato il rischio dell’investimento.
Per questo FEDIMI propone una gradualità specifica:
diagnosi iniziale;
primo progetto semplice;
formazione;
misurazione dei risultati;
eventuale estensione ad altri processi.
Una trasformazione per fasi è spesso più sostenibile di una digitalizzazione improvvisa.
SEMPLIFICARE ANCHE LA COMPLIANCE
Per molte PMI la regolamentazione può rappresentare un ulteriore elemento di incertezza.
AI Act, privacy, sicurezza informatica, tutela dei lavoratori, proprietà intellettuale e responsabilità possono intrecciarsi nello stesso progetto.
Non tutte le applicazioni presentano gli stessi rischi e non tutte richiedono gli stessi adempimenti.
FEDIMI propone quindi strumenti operativi semplici: checklist, modelli, guide settoriali e punti di assistenza capaci di aiutare l’impresa a comprendere gli obblighi realmente applicabili.
La conformità deve essere rigorosa, ma comprensibile.
Una PMI non dovrebbe rinunciare a innovare perché non riesce a capire quale norma applicare.
UN MARCHIO O PERCORSO “PMI IA RESPONSABILE”
FEDIMI propone inoltre di valutare, senza introdurre certificazioni obbligatorie, un percorso volontario di adozione responsabile.
Una PMI che completa diagnosi, formazione, valutazione dei rischi, protezione dei dati, verifica della supervisione umana e misurazione dei risultati potrebbe documentare il percorso effettuato.
Non un bollino commerciale.
Uno strumento di accountability e cultura organizzativa.
Potrebbe essere particolarmente utile nei rapporti di filiera, dove grandi imprese e committenti chiedono sempre più spesso ai fornitori garanzie sulla gestione dei dati, sulla cybersecurity e sull’utilizzo responsabile delle tecnologie.
IL RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI DATORIALI
Le associazioni di categoria possono svolgere una funzione concreta.
Possono raccogliere i fabbisogni delle PMI.
Possono individuare problemi ricorrenti.
Possono organizzare formazione condivisa.
Possono mettere in contatto imprese, università, ITS Academy, centri di competenza e fornitori.
Possono inoltre restituire alle istituzioni informazioni dal basso sull’effettiva applicazione delle tecnologie.
FEDIMI ritiene che il coinvolgimento delle rappresentanze datoriali nella Consulta delle parti sociali e nelle attività dell’Osservatorio sia quindi importante proprio per evitare che il confronto sull’IA rimanga esclusivamente tecnico o accademico.
La trasformazione deve essere letta anche dal punto di vista di chi ogni giorno organizza produzione, lavoro e investimenti.
LA PROPOSTA FEDIMI: DIECI AZIONI OPERATIVE
Il programma “IA e Robotica per le PMI” può essere sintetizzato in dieci azioni:
- Diagnosi tecnologica iniziale accessibile alle PMI.
- Individuazione di casi d’uso concreti e misurabili.
- Sostegno al primo progetto di sperimentazione.
- Laboratori territoriali e test prima dell’investimento.
- Rete nazionale di facilitatori indipendenti.
- Piano delle Competenze collegato a ogni trasformazione significativa.
- Formazione su IA, robotica, cybersecurity, sicurezza e supervisione umana.
- Repertorio nazionale di casi d’uso e risultati per settore.
- Strumenti semplificati per compliance e gestione dei rischi.
- Flusso permanente di dati ed esperienze dalle imprese verso l’Osservatorio e dall’Osservatorio verso le imprese.
DALLE PRIME NOVE PROPOSTE EMERGE UN MODELLO DI POLITICA DEL LAVORO E INDUSTRIALE
Con il punto 9, il progetto FEDIMI “Lavoro 2030” collega definitivamente politiche del lavoro e politica industriale.
- Prevedere le competenze che serviranno.
- Collegare formazione e domanda delle imprese.
- Rafforzare le professioni tecniche e tecnologiche.
- Rendere permanente la Formazione 4.0.
- Costruire il diritto-dovere all’aggiornamento.
- Rendere visibili le competenze attraverso il Fascicolo Digitale.
- Attivare giovani, donne e persone oggi distanti dal lavoro.
- Programmare l’immigrazione professionale sulla base dei fabbisogni residui.
- Utilizzare IA e robotica per aumentare produttività e qualità del lavoro, accompagnando soprattutto le PMI.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: persone, competenze e tecnologia non possono essere governate separatamente.
CONCLUSIONE – PORTARE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE DENTRO L’ECONOMIA REALE
L’Italia ha già avviato strutture di osservazione, strategie nazionali, regole e programmi di innovazione.
Il prossimo passaggio deve essere rendere tutto questo utilizzabile dall’impresa di cinquanta, venti, dieci o cinque dipendenti.
Perché la competitività del Paese non dipenderà soltanto da quante grandi aziende utilizzeranno l’Intelligenza Artificiale.
Dipenderà anche da quante PMI riusciranno a integrarla nei propri processi senza perdere controllo, sicurezza e competenze.
FEDIMI propone quindi di passare dall’Osservatorio all’applicazione.
Dall’analisi al progetto.
Dal progetto alla misurazione.
Dalla tecnologia acquistata alla tecnologia realmente utilizzata.
Il successo dell’Intelligenza Artificiale e della robotica non si misurerà dal numero di software installati o di macchine acquistate.
Si misurerà dalla capacità di produrre più valore, migliorare i processi, aumentare la sicurezza, sviluppare competenze e rendere più competitive le imprese.
È questa la sfida del programma “IA E ROBOTICA PER LE PMI”.
Portare l’innovazione fuori dai convegni e dentro l’economia reale.
FEDIMI
Associazione datoriale di categoria
RIFERIMENTI ISTITUZIONALI
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Osservatorio sull’adozione di sistemi di Intelligenza Artificiale nel mondo del lavoro.
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Decreto ministeriale n. 29 del 6 marzo 2026: nomina della Consulta delle parti sociali dell’Osservatorio.
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Decreto ministeriale n. 30 del 9 marzo 2026: nomina del Comitato di indirizzo dell’Osservatorio.
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Decreto ministeriale n. 51 del 5 maggio 2026: nomina dei componenti dei Comitati tecnico-scientifici.
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Prima riunione della Commissione etica dell’Osservatorio, 27 luglio 2026.
- Agenzia per l’Italia Digitale – Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale 2024-2026, area Imprese.
- Unione europea – Regolamento sull’Intelligenza Artificiale (AI Act), inclusi i principi relativi all’AI literacy e alla gestione responsabile dei sistemi.
Lidio Damiano Carboni
Responsabile Rapporti Istituzionali – FEDIMI

