FEDIMI: «L’ingresso per lavoro deve partire dai fabbisogni reali delle imprese, dalle competenze e dalla formazione, costruendo percorsi legali, programmati e verificabili»
Approfondimento del punto 8 delle “10 Proposte FEDIMI per il mercato del lavoro italiano 2030”
L’Italia sta entrando in una fase nella quale demografia, mercato del lavoro e politica migratoria non possono più essere analizzati separatamente.
Le più recenti previsioni ISTAT, con base 1° gennaio 2025, indicano che nello scenario mediano la popolazione residente potrebbe passare da 58,9 milioni nel 2025 a 55 milioni nel 2050. Nello stesso periodo l’incidenza della popolazione tra 15 e 64 anni è prevista in diminuzione dal 63,4% al 55,3%, pari a quasi sette milioni di persone in età lavorativa in meno.
Contemporaneamente le imprese continuano a segnalare difficoltà nel reperimento di personale. Il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro indicava, nel giugno 2026, difficoltà di reperimento per il 42% dei profili ricercati.
Questi dati non autorizzano conclusioni semplicistiche. L’immigrazione non può essere considerata l’unica risposta alla crisi demografica e al mismatch occupazionale: occorre contemporaneamente aumentare l’occupazione di giovani, donne e persone inattive, investire nella formazione, migliorare la produttività e aggiornare le competenze di chi già lavora.
Ma sarebbe altrettanto irrealistico ignorare che, in alcuni settori e territori, una quota del fabbisogno di lavoro dovrà essere soddisfatta anche attraverso ingressi regolari di lavoratori provenienti da Paesi terzi.
Per questo il punto 8 delle “10 Proposte FEDIMI per il mercato del lavoro italiano 2030” propone una IMMIGRAZIONE PROFESSIONALE PROGRAMMATA.
NON “PIÙ IMMIGRAZIONE”, MA MIGLIORE PROGRAMMAZIONE
La proposta FEDIMI non parte da un obiettivo numerico astratto sugli ingressi.
Parte da una domanda economica e organizzativa: quali professionalità serviranno al sistema produttivo italiano, in quali territori, con quali competenze e in quali tempi?
La politica migratoria per lavoro dovrebbe essere costruita a valle di questa analisi.
Il principio è quindi diverso da una programmazione fondata prevalentemente sul numero complessivo degli ingressi. Occorre rafforzare una programmazione professionale, settoriale e territoriale.
Non soltanto: “quanti lavoratori possono entrare?”. Ma: “quali lavoratori servono, dove servono, con quali competenze e quale percorso di inserimento?”.
L’ITALIA HA GIÀ UNA PROGRAMMAZIONE PLURIENNALE DEI FLUSSI
Il Paese non parte da zero. Il D.P.C.M. 2 ottobre 2025 ha programmato i flussi di ingresso legale per lavoro per il triennio 2026-2028.
Le quote complessive previste sono 164.850 ingressi nel 2026, 165.850 nel 2027 e 166.850 nel 2028, per un totale di 497.550 ingressi nell’arco del triennio.
Per ciascun anno sono previsti 76.200 ingressi per lavoro subordinato non stagionale, oltre alle quote per lavoro autonomo e a quelle, più consistenti, per lavoro stagionale.
Il decreto individua numerosi settori interessati, tra cui agricoltura, industria, costruzioni, commercio, turismo, trasporto e logistica, servizi alle imprese e alle persone, sanità e assistenza sociale.
È quindi già presente una logica pluriennale. FEDIMI propone di svilupparla ulteriormente, collegando in maniera ancora più sistematica la determinazione dei flussi alla previsione delle competenze e ai fabbisogni effettivamente espressi dalle imprese.
IL FABBISOGNO DELLE IMPRESE DEVE ESSERE IL PUNTO DI PARTENZA
Un elemento importante è già emerso nella programmazione 2026-2028.
Il Ministero del Lavoro ha coinvolto le associazioni datoriali nella quantificazione dei fabbisogni e, con il supporto di Unioncamere, ha sperimentato una rilevazione più strutturata attraverso il Sistema Informativo Excelsior.
Nel febbraio 2026 è stata inoltre resa disponibile una dashboard dedicata ai fabbisogni di lavoratori stranieri espressi dalle imprese italiane, articolata per professioni, settori e territori.
Per FEDIMI questa deve diventare una componente strutturale del sistema.
La programmazione dei flussi dovrebbe essere alimentata ogni anno da una rilevazione nazionale e territoriale nella quale imprese e associazioni datoriali possano indicare non soltanto il numero di lavoratori richiesti, ma anche qualifiche, competenze, esperienza, territorio di impiego e tempi previsti di inserimento.
COLLEGARE IL PUNTO 8 ALLA MAPPA NAZIONALE DELLE COMPETENZE
La proposta sull’immigrazione professionale non è separata dai primi sette punti di Lavoro 2030.
La Mappa Nazionale Previsionale delle Competenze proposta da FEDIMI dovrebbe consentire di individuare i fabbisogni professionali futuri.
Prima occorre verificare quanta parte di quel fabbisogno possa essere soddisfatta attraverso giovani, persone disoccupate o inattive, formazione, reskilling e mobilità interna.
La quota residua e strutturalmente non coperta può contribuire a definire, insieme agli altri criteri previsti dalla legge, il fabbisogno di immigrazione professionale.
In questo modo la politica migratoria per lavoro diventerebbe una componente della politica delle competenze e della politica industriale.
FORMARE PRIMA DELLA PARTENZA
Uno dei passaggi più importanti è spostare una parte della formazione prima dell’ingresso in Italia.
L’ordinamento già prevede, attraverso l’articolo 23 del Testo Unico Immigrazione, programmi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi di origine. I cittadini stranieri che completano i programmi approvati possono accedere a un canale di ingresso per lavoro al di fuori delle quote ordinarie dei decreti flussi.
Questa impostazione è particolarmente coerente con la proposta FEDIMI.
Un’impresa o una filiera individua il fabbisogno. Viene costruito nel Paese di origine un percorso coerente con quella professionalità. La persona acquisisce competenze tecniche, elementi linguistici e conoscenze di base sul contesto lavorativo italiano. Solo successivamente avviene l’incontro con l’impresa e il percorso di ingresso.
Il risultato può essere un’immigrazione maggiormente preparata all’inserimento professionale e sociale.
IL SIISL PUÒ DIVENTARE UN PONTE TRA FORMAZIONE ALL’ESTERO E IMPRESE ITALIANE
Nel 2026 è stato compiuto un ulteriore passo importante.
Il Decreto interministeriale del 22 giugno 2026 ha disciplinato l’iscrizione al SIISL dei cittadini stranieri che hanno completato i programmi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi di origine.
Dal 2026, per questi lavoratori, il SIISL può generare un curriculum precompilato con le informazioni sulla formazione svolta e renderlo visibile ai datori di lavoro dei settori coerenti con il percorso formativo.
È una innovazione che FEDIMI considera particolarmente interessante perché avvicina il sistema a una logica basata sulle competenze.
Il passaggio successivo dovrebbe essere collegare progressivamente questi profili anche al Fascicolo Digitale delle Competenze proposto al punto 6 di Lavoro 2030, evitando duplicazioni e valorizzando le infrastrutture già esistenti.
NON BASTA TROVARE UN LAVORATORE: OCCORRE VERIFICARE LE COMPETENZE
Per un’impresa, soprattutto per una PMI, assumere una persona proveniente dall’estero presenta una difficoltà ulteriore: comprendere con precisione le competenze effettivamente possedute.
La denominazione di una qualifica professionale può avere significati differenti tra Paesi. Anche durata e contenuti della formazione possono essere diversi.
Per questo i percorsi di immigrazione professionale dovrebbero prevedere strumenti chiari di assessment, validazione e, quando necessario, integrazione delle competenze.
Non significa imporre una nuova burocrazia generalizzata. Significa ridurre l’incertezza per il lavoratore e per l’impresa.
Quando una professione è regolamentata, restano naturalmente necessarie le specifiche procedure di riconoscimento previste dall’ordinamento.
LINGUA ITALIANA E SICUREZZA SONO COMPETENZE PROFESSIONALI
La conoscenza linguistica non deve essere considerata un elemento accessorio.
In molti luoghi di lavoro comprendere correttamente istruzioni, procedure, segnalazioni e indicazioni dei colleghi è anche una questione di sicurezza.
Per questo FEDIMI propone che i programmi di formazione pre-partenza comprendano, in misura proporzionata alla mansione, formazione linguistica orientata anche al lessico professionale e alla salute e sicurezza sul lavoro.
Per le professioni tecniche dovrebbero essere previsti moduli specifici sulla terminologia utilizzata nei cantieri, negli impianti, nella manutenzione, nella logistica e nei processi produttivi.
La formazione linguistica non sostituisce la formazione obbligatoria che deve essere svolta secondo la normativa italiana. Può però creare le condizioni perché quella formazione sia realmente compresa.
DAL CLICK DAY A UNA PROGRAMMAZIONE PIÙ PREVEDIBILE
Il sistema dei flussi ha storicamente utilizzato finestre temporali e giornate dedicate alla presentazione delle domande.
Il D.P.C.M. 2026-2028 mantiene un calendario di invio delle istanze, mentre le riforme più recenti hanno introdotto semplificazioni procedurali.
FEDIMI ritiene utile proseguire verso un sistema sempre più prevedibile e programmabile per le imprese, soprattutto per i fabbisogni professionali non stagionali.
Un’impresa che programma un investimento industriale non può sapere soltanto quanti macchinari acquisterà. Deve poter programmare anche quando potrà disporre delle persone necessarie a utilizzarli.
L’obiettivo deve essere ridurre, nel rispetto dei controlli necessari, l’incertezza temporale tra individuazione del lavoratore, autorizzazione, ingresso e avvio effettivo del rapporto.
CANALI DIFFERENTI PER FABBISOGNI DIFFERENTI
Non tutte le esigenze produttive hanno la stessa natura.
Il lavoro stagionale in agricoltura o nel turismo presenta caratteristiche differenti rispetto alla ricerca di un saldatore specializzato, di un tecnico meccatronico, di un manutentore, di un infermiere o di un professionista ICT.
Per questo FEDIMI propone di distinguere maggiormente i canali sulla base della natura del fabbisogno.
Accanto alla programmazione stagionale devono essere rafforzati percorsi professionali dedicati alle competenze tecniche e alle professionalità strutturalmente carenti, con procedure coerenti con il livello di qualificazione e con la stabilità dell’impiego previsto.
ACCORDI CON I PAESI DI ORIGINE BASATI ANCHE SULLE COMPETENZE
La cooperazione con i Paesi di origine può diventare uno degli strumenti principali della programmazione.
Gli accordi potrebbero individuare filiere professionali specifiche e costruire programmi congiunti di formazione, lingua, selezione e preparazione alla partenza.
In questo modo l’Italia potrebbe dichiarare con maggiore precisione i profili richiesti e contribuire alla loro formazione prima dell’ingresso.
Questi programmi devono essere costruiti con attenzione anche agli effetti sui Paesi di origine, soprattutto nei settori nei quali esiste il rischio di sottrarre professionalità essenziali ai sistemi locali.
La programmazione deve quindi coniugare fabbisogni italiani, legalità degli ingressi e cooperazione sostenibile con i Paesi partner.
EVITARE CHE IL COSTO DEL RECLUTAMENTO RICADA SUL LAVORATORE
Un sistema di immigrazione professionale credibile deve essere anche un sistema trasparente.
Il lavoratore non dovrebbe essere costretto a sostenere costi opachi o sproporzionati per ottenere un’opportunità di lavoro in Italia.
Occorrono procedure tracciabili, soggetti chiaramente identificabili, informazioni preventive sul contratto, sulla retribuzione, sul luogo di lavoro e sulle condizioni di ingresso.
Questo tutela il lavoratore, ma tutela anche le imprese corrette dalla concorrenza di operatori che sfruttano canali irregolari o pratiche abusive.
Programmare l’immigrazione professionale significa quindi anche rafforzare prevenzione dello sfruttamento, controlli e responsabilità della filiera di reclutamento.
L’INSERIMENTO NON FINISCE ALLA FRONTIERA
Un lavoratore può possedere le competenze richieste e incontrare comunque difficoltà concrete nei primi mesi in Italia.
Alloggio, documentazione, trasporti, apertura di un conto, accesso ai servizi, conoscenza delle regole aziendali e comprensione del territorio incidono sulla stabilità del rapporto di lavoro.
Per le imprese, soprattutto nei territori con forte domanda di personale, questi problemi possono tradursi in turnover e perdita dell’investimento effettuato nel reclutamento.
Per questo FEDIMI propone percorsi di onboarding territoriale, costruiti con imprese, associazioni, enti locali e soggetti competenti, soprattutto nei settori che prevedono ingressi consistenti.
L’integrazione professionale e quella sociale non sono processi separati: si rafforzano reciprocamente.
LE PMI HANNO BISOGNO DI UN SISTEMA ACCESSIBILE
La grande impresa può disporre di uffici HR, consulenti, reti internazionali e strutture dedicate al recruiting.
Una PMI che ha bisogno di due tecnici specializzati difficilmente può costruire autonomamente un progetto di selezione e formazione in un Paese estero.
Per questo le associazioni datoriali possono svolgere una funzione essenziale di aggregazione.
Dieci o venti imprese dello stesso territorio o della stessa filiera possono condividere un fabbisogno professionale, costruire un percorso formativo comune e utilizzare procedure coordinate.
FEDIMI propone quindi lo sviluppo di progetti territoriali e di filiera per l’immigrazione professionale, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.
MISURARE GLI ESITI, NON SOLTANTO GLI INGRESSI
Una politica migratoria per lavoro non dovrebbe essere valutata esclusivamente attraverso il numero di nulla osta o di ingressi autorizzati.
Occorre conoscere anche quanti lavoratori sono effettivamente entrati, quanti hanno iniziato il rapporto di lavoro previsto, quanto tempo è trascorso tra domanda e assunzione, quale quota è rimasta occupata, quante competenze richieste sono state realmente reperite e quali settori continuano a presentare scoperture.
Questi dati dovrebbero alimentare la programmazione dell’anno successivo.
Il sistema deve quindi funzionare come un circuito: previsione, ingresso, formazione, inserimento, monitoraggio e nuova programmazione.
IMMIGRAZIONE E ATTIVAZIONE DEL CAPITALE UMANO INTERNO NON SONO ALTERNATIVE
FEDIMI ritiene essenziale evitare una contrapposizione improduttiva.
L’Italia deve aumentare la partecipazione al lavoro di giovani, donne e persone inattive e, nello stesso tempo, può avere bisogno di lavoratori provenienti dall’estero per coprire fabbisogni che rimangono scoperti.
Le due politiche devono essere coordinate.
Prima occorre valorizzare pienamente il capitale umano disponibile nel Paese attraverso orientamento, formazione, conciliazione, politiche attive e mobilità.
Dove permane un fabbisogno documentato, l’immigrazione professionale programmata può rappresentare uno strumento aggiuntivo.
Il criterio deve essere il fabbisogno reale, non una contrapposizione ideologica tra strumenti diversi.
LA PROPOSTA FEDIMI: DAL DECRETO FLUSSI ALLA FILIERA DELLE COMPETENZE
FEDIMI propone quindi di sviluppare il sistema esistente secondo alcuni principi: programmazione pluriennale; rilevazione annuale dei fabbisogni per professione, settore e territorio; formazione professionale e linguistica pre-partenza; verifica delle competenze; utilizzo del SIISL per il matching; procedure più prevedibili; canali differenziati per fabbisogni differenti; coinvolgimento delle associazioni datoriali e delle PMI; trasparenza del reclutamento; accompagnamento all’inserimento; monitoraggio degli esiti.
Non serve necessariamente costruire una nuova amministrazione.
Esistono già il Decreto Flussi, il Sistema Informativo Excelsior, i programmi di formazione nei Paesi di origine e il SIISL.
La proposta è farli dialogare all’interno di una vera FILIERA DELL’IMMIGRAZIONE PROFESSIONALE.
LE PRIME OTTO PROPOSTE FEDIMI: UN SISTEMA SEMPRE PIÙ INTEGRATO
Con il punto 8, il progetto Lavoro 2030 aggiunge una componente necessaria alla strategia sulle competenze.
- Mappa Nazionale Previsionale delle Competenze: prevedere i fabbisogni.
- Collegare formazione e domanda delle imprese: programmare la formazione.
- Piano Nazionale per le Professioni Tecniche e Tecnologiche: rafforzare le professionalità strategiche.
- Formazione 4.0 permanente e strutturale: aggiornare chi già lavora.
- Diritto-dovere all’aggiornamento: tutelare l’occupabilità nel tempo.
- Fascicolo Digitale delle Competenze: rendere visibili e trasferibili le competenze.
- Patto Generazionale per Giovani, Donne e Inattivi: utilizzare meglio il capitale umano già presente.
- Immigrazione Professionale Programmata: integrare, dove necessario, il fabbisogno residuo attraverso ingressi legali collegati a competenze e lavoro.
La questione demografica rende necessario ragionare con una prospettiva lunga.
L’Italia non può limitarsi a gestire anno per anno una carenza di personale che in molti settori rischia di diventare strutturale.
Deve prevedere, formare e programmare.
Per FEDIMI l’immigrazione per lavoro deve quindi evolvere sempre più da meccanismo amministrativo di ingresso a strumento della politica delle competenze.
Non persone da collocare genericamente nel mercato del lavoro, ma lavoratori inseriti in percorsi legali e trasparenti, con competenze coerenti con fabbisogni verificati e con condizioni che favoriscano un inserimento stabile.
È questa la differenza tra gestire un flusso e programmare una politica del lavoro.
FEDIMI
Associazione datoriale di categoria
RIFERIMENTI ISTITUZIONALI
- ISTAT – Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro, base 1° gennaio 2025 (settembre 2026).
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – D.P.C.M. 2 ottobre 2025, Programmazione dei flussi di ingresso legale in Italia dei lavoratori stranieri per il triennio 2026-2028.
- Gazzetta Ufficiale – D.P.C.M. 2 ottobre 2025, GU Serie Generale n. 240 del 15 ottobre 2025.
- Ministero del Lavoro e Unioncamere – Sistema Informativo Excelsior e monitoraggio dei fabbisogni di lavoratori stranieri.
- Ministero del Lavoro – Formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi di origine ai sensi dell’art. 23 del D.Lgs. 286/1998.
- Ministero del Lavoro – Decreto interministeriale 22 giugno 2026 e iscrizione al SIISL dei cittadini stranieri formati nei Paesi di origine.
Lidio Damiano Carboni
Responsabile Rapporti Istituzionali – FEDIMI

