Tecnologia e acqua: la Lombardia non deve fermare lo sviluppo, deve prepararsi a sostenerlo
Data center, cambiamento climatico e risorse idriche: una nuova politica infrastrutturale regionale

Approfondimento FEDIMI

La transizione digitale, l’intelligenza artificiale, il cloud computing e la crescente quantità di dati elaborati dall’economia contemporanea stanno determinando un rapido sviluppo delle infrastrutture digitali e, in particolare, dei data center. La Lombardia, per caratteristiche economiche, infrastrutturali e territoriali, è naturalmente uno dei territori italiani maggiormente interessati da questo processo.

La risposta non può essere quella di contrapporre innovazione tecnologica e tutela ambientale. Non dobbiamo bloccare l’evoluzione tecnologica: dobbiamo costruire le condizioni affinché possa svilupparsi senza compromettere le risorse necessarie alle generazioni future.

Questo principio assume particolare rilevanza quando si parla di acqua. La crescita dei data center rappresenta infatti soltanto uno degli elementi di una trasformazione molto più ampia. Nei prossimi decenni la Lombardia dovrà contemporaneamente garantire acqua potabile alla popolazione, sostenere l’agricoltura, assicurare le esigenze dell’industria, preservare gli ecosistemi, mantenere la produzione energetica e accompagnare nuove infrastrutture tecnologiche.

Il cambiamento climatico modifica il problema idrico lombardo

La Strategia Integrata Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico (SIRACC), approvata con D.G.R. n. 5383 del 24 novembre 2025, indica per la Lombardia un aumento lineare delle temperature medie regionali di circa 0,5 °C per decennio e richiama la vulnerabilità emersa con la siccità del 2022 e le forti piogge del 2023.

Le proiezioni climatiche ENEA ad alta risoluzione, fino a 5 km, indicano per l’Italia e il bacino del Mediterraneo un generale aumento delle temperature e una riduzione media delle precipitazioni verso la fine del secolo, insieme a un incremento degli eventi estremi. Per l’Italia settentrionale e le aree alpine e subalpine assumono particolare rilievo l’intensificazione di temporali e precipitazioni estreme.

Il dato strategico è quindi duplice: periodi più caldi e potenzialmente più secchi possono convivere con precipitazioni più concentrate e violente. La politica idrica non può limitarsi a reperire nuova acqua: deve intercettare, accumulare, distribuire, riutilizzare e proteggere meglio quella disponibile.

Dalla gestione dell’acqua alla gestione del ciclo dell’acqua

Nel settembre 2026 ENEA, presentando le attività del progetto europeo SHARE.MedWATER, ha richiamato la necessità di una pianificazione sostenibile della risorsa idrica che integri approvvigionamento, distribuzione, depurazione e monitoraggio dell’intero sistema. È una impostazione coerente con il PTUA 2025 della Lombardia, approvato con D.G.R. n. 6275 dell’8 giugno 2026.

FEDIMI ritiene che la Lombardia debba progressivamente passare da una politica della disponibilità dell’acqua a una politica della produttività della risorsa idrica: non soltanto quanta acqua abbiamo, ma quanta ne disperdiamo, quanta riusciamo ad accumulare, quante volte possiamo riutilizzarla e quale qualità è realmente necessaria per ciascun impiego.

Dieci linee di intervento per la resilienza idrica lombarda
1. Riduzione strutturale delle perdite di rete. Digitalizzazione, distrettualizzazione, controllo delle pressioni, ricerca delle perdite occulte, manutenzione predittiva e sostituzione programmata delle condotte. I dati ISTAT 2022 mostrano esempi lombardi virtuosi nei capoluoghi: Como 9,2%, Pavia 9,4%, Monza 11,0% e Milano 13,4% di perdite totali in distribuzione. Il dato dimostra che organizzazione della rete e investimenti possono produrre risultati misurabili.

2. Accumulo diffuso e multifunzionale. Bacini medio-piccoli, invasi agricoli, vasche di laminazione utilizzabili anche per l’accumulo, aree umide artificiali e recupero compatibile di siti dismessi. L’acqua eccedente durante gli eventi intensi deve essere considerata contemporaneamente un rischio da gestire e una risorsa da conservare.

3. Recupero delle acque meteoriche. Le grandi superfici industriali, commerciali, logistiche e tecnologiche possono diventare infrastrutture di raccolta. Per i nuovi insediamenti occorre favorire serbatoi e reti dedicate per irrigazione, lavaggi, servizi tecnologici e raffreddamento quando tecnicamente compatibile.

4. Riuso delle acque reflue depurate. I depuratori devono evolvere verso hub territoriali di recupero dell’acqua. Nelle aree produttive più dense va valutata la realizzazione di reti separate per distribuire acqua rigenerata destinata agli usi che non richiedono qualità potabile.

5. Ricarica gestita delle falde. Nei territori idrogeologicamente idonei occorre studiare sistemi di infiltrazione e ricarica controllata nei periodi di maggiore disponibilità, nel rispetto della tutela qualitativa delle acque sotterranee.

6. Modernizzazione dell’irrigazione. Agricoltura di precisione, misurazione dei prelievi, sensori di umidità, programmazione irrigua e manutenzione delle infrastrutture consortili. L’efficienza deve però essere valutata a scala di bacino, considerando anche il ruolo che alcuni sistemi irrigui tradizionali svolgono nella ricarica delle falde e negli ecosistemi.

7. Protezione della qualità delle falde. Una risorsa contaminata è, di fatto, una risorsa meno disponibile. Prevenzione, monitoraggio, bonifiche e interoperabilità dei dati ambientali devono essere parte della politica quantitativa dell’acqua.

8. Digital Twin regionale dell’acqua. Un gemello digitale regionale dovrebbe integrare precipitazioni, falde, invasi, portate, consumi, stato delle reti, depuratori e previsioni meteo-climatiche. L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di previsione, allocazione e manutenzione, non soltanto un fattore di crescita della domanda infrastrutturale.

9. Bilancio idrico preventivo dei grandi investimenti. Per grandi insediamenti industriali, logistici e tecnologici dovrebbe essere valutato non solo il consumo annuo, ma la fonte, la quota di acqua potabile, il riuso, il fabbisogno di picco, il comportamento in siccità e la pressione cumulativa sul bacino territoriale.

10. Piano pluriennale Lombardia Acqua 2050. Occorre collegare PTUA, adattamento climatico, programmazione energetica, sviluppo produttivo e pianificazione territoriale in un programma con priorità, cronoprogrammi, indicatori e verifiche agli orizzonti 2030, 2035, 2040 e 2050.


Data center: non consumatori isolati, ma infrastrutture da integrare nel territorio

La L.R. Lombardia 3 giugno 2026, n. 11 disciplina l’insediamento dei centri dati con l’obiettivo dichiarato di sostenere digitalizzazione e sviluppo tecnologico e, contemporaneamente, promuovere la tutela ambientale, con particolare attenzione alla salvaguardia delle risorse idriche. Le D.G.R. n. 6645 e 6646 del 3 agosto 2026 hanno poi definito priorità energetico-ambientali e linee tecnico-amministrative.

Questa impostazione deve essere sviluppata ulteriormente. Accanto agli indicatori energetici dovrebbe assumere crescente importanza il Water Usage Effectiveness (WUE) e, soprattutto, la valutazione territoriale della fonte idrica utilizzata. Nei nuovi impianti dovrebbero essere privilegiati, quando tecnicamente applicabili, circuiti chiusi, free cooling, tecnologie a basso consumo idrico, sistemi ibridi, acqua non potabile e acqua reflua opportunamente trattata.



La pianificazione dovrebbe inoltre considerare il recupero del calore dei data center. La stessa legge regionale contempla l’integrazione con centrali o impianti di teleriscaldamento ai fini del recupero e della valorizzazione dell’energia termica prodotta dai sistemi di raffreddamento. Acqua, energia e calore devono quindi essere programmati come componenti di uno stesso ecosistema territoriale.

Una politica industriale dell’acqua

L’acqua deve essere considerata una vera infrastruttura strategica. Come si investe nelle reti elettriche per sostenere l’elettrificazione, nelle telecomunicazioni per la digitalizzazione e nei trasporti per la mobilità, occorre investire nelle infrastrutture idriche per sostenere contemporaneamente popolazione, ambiente e sistema produttivo.

La sfida non consiste semplicemente nel consumare meno. Consiste nel disperdere meno, accumulare quando la risorsa è disponibile, riutilizzare più volte la stessa acqua, proteggere le falde e destinare a ogni utilizzo la qualità realmente necessaria.

La vera domanda non è quindi quanti data center possa sostenere la Lombardia. La domanda è quale sistema idrico, energetico e ambientale debba essere costruito affinché la Lombardia possa continuare a crescere tecnologicamente anche nel clima del 2040 e del 2050.

L’evoluzione tecnologica non deve essere fermata. Deve essere governata e accompagnata da un’evoluzione altrettanto importante delle infrastrutture ambientali.

Fonti istituzionali e tecniche

Riferimenti consultati per l’elaborazione dell’articolo:
• Regione Lombardia – Strategia Integrata Regionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico (SIRACC)• Regione Lombardia – Piano di Tutela delle Acque e PTUA 2025• ENEA – Eventi meteo estremi in aumento al 2100 in Italia• ENEA – Un modello di water management per fronteggiare la scarsità• ISTAT – Le statistiche dell’Istat sull’acqua, 2024• Regione Lombardia – Procedimento Unico Centri Dati• Consiglio regionale Lombardia – L.R. 3 giugno 2026, n. 11