FEDIMI: «Se la tecnologia cambia continuamente, anche la formazione dei lavoratori deve diventare permanente. Serve una politica strutturale delle competenze, soprattutto per le PMI»
Per molti anni abbiamo considerato la formazione professionale prevalentemente come una fase della vita.
Prima si studia.
Poi si lavora.
Periodicamente, eventualmente, ci si aggiorna.
Questo modello appartiene a un mercato del lavoro che sta rapidamente scomparendo.
Intelligenza Artificiale, automazione, robotica, digitalizzazione, cybersecurity, transizione energetica e nuovi modelli organizzativi stanno modificando contemporaneamente tecnologie, processi produttivi e competenze.
La conseguenza è inevitabile:
la formazione non può più essere un evento occasionale nella vita professionale. Deve diventare una componente permanente del lavoro.
È questo il principio alla base del quarto punto delle “10 Proposte FEDIMI per il mercato del lavoro italiano 2030”:
FORMAZIONE 4.0 PERMANENTE E STRUTTURALE
NON DOBBIAMO PARTIRE DA ZERO
Anche su questo tema FEDIMI ritiene importante evitare un errore ricorrente nel dibattito pubblico: proporre nuovi strumenti senza valorizzare quelli che già esistono.
L’Italia dispone del Fondo Nuove Competenze, dei Fondi Paritetici Interprofessionali, delle politiche regionali per la formazione continua e di ulteriori strumenti destinati ad accompagnare le transizioni tecnologiche e produttive.
Il Fondo Nuove Competenze rappresenta in particolare un’esperienza importante.
La terza edizione, dedicata alle “Competenze per le innovazioni”, ha registrato una domanda molto significativa da parte del sistema produttivo.
Questo dimostra un fatto fondamentale:
le imprese chiedono formazione.
E la chiedono perché stanno comprendendo che investire esclusivamente nelle tecnologie non è sufficiente.
Una macchina più avanzata senza personale adeguatamente formato non produce automaticamente maggiore competitività.
Un software di Intelligenza Artificiale senza persone capaci di utilizzarlo può diventare un investimento sottoutilizzato.
Un sistema automatizzato senza tecnici capaci di gestirlo e mantenerlo genera nuove criticità.
La trasformazione tecnologica richiede quindi due investimenti paralleli:
capitale tecnologico e capitale umano.
DAL BANDO ALLA POLITICA INDUSTRIALE
È proprio su questo punto che FEDIMI propone un cambio di prospettiva.
Gli strumenti a bando sono importanti.
Ma una trasformazione permanente dell’economia non può essere accompagnata esclusivamente attraverso misure episodiche.
Le imprese devono poter programmare gli investimenti.
E per programmare hanno bisogno di conoscere con ragionevole continuità anche gli strumenti disponibili per aggiornare le competenze dei propri lavoratori.
FEDIMI propone pertanto di avviare una riflessione sulla progressiva trasformazione delle politiche per la formazione continua in una componente strutturale della politica industriale e del lavoro italiana.
Non più soltanto:
“è stato pubblicato un nuovo bando, verifichiamo se possiamo partecipare”.
Ma:
“stiamo introducendo una nuova tecnologia, programmiamo contemporaneamente anche la formazione delle persone che dovranno utilizzarla”.
La formazione deve entrare nella pianificazione dell’investimento.
OGNI INVESTIMENTO TECNOLOGICO DOVREBBE AVERE UN PIANO DELLE COMPETENZE
Questa è una delle proposte operative che FEDIMI intende porre alla discussione.
Quando un’impresa realizza un investimento significativo in:
Intelligenza Artificiale;
robotica;
automazione;
digitalizzazione;
nuovi impianti produttivi;
efficientamento energetico;
tecnologie ambientali;
cybersecurity;
logistica avanzata;
dovrebbe essere incentivata a predisporre contemporaneamente un:
PIANO DELLE COMPETENZE COLLEGATO ALL’INVESTIMENTO.
La domanda dovrebbe essere molto semplice:
quali nuove competenze serviranno alle persone per utilizzare correttamente questa tecnologia?
Il Piano dovrebbe individuare almeno:
le professionalità coinvolte;
le competenze già disponibili;
quelle mancanti;
i lavoratori interessati;
la formazione necessaria;
gli eventuali percorsi di riqualificazione;
le competenze relative alla sicurezza;
le esigenze di aggiornamento successivo.
In questo modo investimento tecnologico e investimento formativo diventerebbero parti dello stesso progetto.
IL CASO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L’Intelligenza Artificiale rende questa necessità ancora più evidente.
L’introduzione dell’IA in un’impresa non riguarda esclusivamente l’acquisto di un software.
Può modificare:
processi decisionali;
attività amministrative;
produzione;
manutenzione;
logistica;
controllo qualità;
gestione documentale;
rapporti con i clienti;
sicurezza informatica;
organizzazione del lavoro.
La stessa tecnologia può avere effetti differenti sulle diverse mansioni.
Alcune attività saranno automatizzate.
Altre saranno assistite.
Altre ancora richiederanno nuove forme di supervisione umana.
Per questo la formazione sull’IA non può ridursi a qualche ora dedicata all’utilizzo di uno strumento.
Deve comprendere anche:
comprensione della tecnologia;
capacità di utilizzarla criticamente;
protezione dei dati;
cybersecurity;
verifica dei risultati prodotti dai sistemi;
responsabilità;
supervisione umana;
organizzazione del lavoro;
salute e sicurezza.
L’alfabetizzazione sull’Intelligenza Artificiale è destinata progressivamente a diventare una componente ordinaria della formazione professionale.
ROBOTICA E AUTOMAZIONE: FORMARE PRIMA DI INSTALLARE
Lo stesso principio vale per robotica e automazione.
Quando un’impresa introduce un nuovo impianto automatizzato, la formazione dovrebbe iniziare prima della piena entrata in funzione.
Operatori, manutentori, responsabili di produzione e figure della sicurezza devono conoscere preventivamente il nuovo sistema.
La formazione successiva all’investimento arriva spesso troppo tardi.
FEDIMI propone quindi un principio:
FORMARE PRIMA DI TRASFORMARE.
Prima dell’introduzione di una nuova tecnologia devono essere analizzate anche le conseguenze sulle competenze.
Questo consentirebbe di ridurre tempi di adattamento, errori, resistenze organizzative e potenziali rischi.
FORMAZIONE E SICUREZZA DEVONO PROCEDERE INSIEME
La Formazione 4.0 non riguarda soltanto la produttività.
Riguarda anche la sicurezza.
L’introduzione di robot collaborativi, sistemi automatizzati, manutenzione predittiva, sensori, algoritmi e sistemi di IA modifica progressivamente l’interazione tra lavoratore, macchina e organizzazione.
Di conseguenza cambiano anche alcuni rischi.
FEDIMI ritiene necessario evitare una separazione artificiale tra:
formazione tecnologica e formazione sulla sicurezza.
Chi impara a utilizzare una nuova tecnologia deve contemporaneamente imparare a utilizzarla in condizioni di sicurezza.
E chi valuta i rischi deve comprendere il funzionamento della tecnologia introdotta.
Questa integrazione sarà sempre più importante nell’evoluzione dell’applicazione del D.Lgs. 81/2008.
IL PROBLEMA DELLE PMI
La necessità di rendere strutturale la formazione riguarda soprattutto le piccole e medie imprese.
Una grande azienda può disporre di:
Academy interne;
uffici HR strutturati;
responsabili della formazione;
laboratori;
accordi con università;
programmi pluriennali.
Una piccola impresa spesso non dispone di queste strutture.
Ma deve affrontare la stessa rivoluzione tecnologica.
Talvolta con maggiore difficoltà.
Per questo una politica nazionale sulla Formazione 4.0 deve essere progettata partendo anche dalle caratteristiche delle PMI.
Non possiamo costruire strumenti formalmente aperti a tutte le imprese ma concretamente utilizzabili soprattutto da quelle che dispongono di strutture amministrative dedicate.
SEMPLIFICARE L’ACCESSO
Per FEDIMI uno degli obiettivi deve quindi essere la semplificazione.
L’impresa dovrebbe poter individuare rapidamente:
quali strumenti sono disponibili;
quali spese formative sono ammissibili;
quali percorsi possono essere finanziati;
quali enti possono erogare la formazione;
quale documentazione deve essere prodotta;
come certificare le competenze acquisite.
La complessità amministrativa rappresenta essa stessa un costo.
E questo costo pesa proporzionalmente di più sulle imprese più piccole.
LE RETI DI IMPRESE SONO UNA RISPOSTA
L’esperienza del Fondo Nuove Competenze indica una strada interessante.
La terza edizione ha previsto, oltre alla partecipazione della singola impresa, anche progetti organizzati attraverso filiere e sistemi formativi.
È una direzione che FEDIMI considera particolarmente importante.
Cinque, dieci o venti PMI dello stesso settore possono avere esigenze formative molto simili.
Separatamente possono non avere dimensioni sufficienti per organizzare percorsi avanzati.
Insieme possono farlo.
Le associazioni datoriali possono svolgere proprio questa funzione:
aggregare il fabbisogno formativo delle piccole imprese.
Da questo punto di vista le Academy territoriali e di filiera, già proposte da FEDIMI nell’ambito del Piano Nazionale per le Professioni Tecniche e Tecnologiche, possono diventare uno degli strumenti della Formazione 4.0.
NON SOLO DIGITALE: LE COMPETENZE DELLA TRANSIZIONE
La Formazione 4.0 non deve essere identificata esclusivamente con l’informatica.
La trasformazione delle imprese coinvolge contemporaneamente più dimensioni.
FEDIMI individua almeno sei grandi aree prioritarie:
Intelligenza Artificiale e dati;
automazione e robotica;
digitalizzazione e cybersecurity;
energia e transizione ambientale;
nuovi processi produttivi e organizzativi;
salute e sicurezza nelle nuove modalità di lavoro.
A queste devono aggiungersi le competenze specifiche delle singole filiere.
La formazione deve quindi essere costruita partendo dal processo produttivo reale dell’impresa.
FORMARE ANCHE CHI HA 40, 50 O 60 ANNI
C’è poi un tema demografico.
La riduzione della popolazione in età lavorativa rende ancora meno sostenibile un modello basato sulla continua sostituzione dei lavoratori.
Non possiamo pensare che ogni nuova tecnologia venga gestita assumendo esclusivamente giovani già formati.
Una parte decisiva della trasformazione dovrà essere affrontata aggiornando le persone che già lavorano.
Il lavoratore di 50 anni non può essere considerato professionalmente “formato una volta per tutte”.
Ma neppure può essere considerato automaticamente superato dalla tecnologia.
Deve avere la possibilità di aggiornarsi.
Per questo FEDIMI considera la formazione continua anche una politica di invecchiamento attivo e permanenza qualificata nel mercato del lavoro.
FORMARE PRIMA CHE LA COMPETENZA DIVENTI OBSOLETA
Il sistema attuale tende spesso a intervenire dopo.
Dopo la perdita del lavoro.
Dopo la crisi aziendale.
Dopo che una professionalità è diventata difficilmente ricollocabile.
Dopo che una tecnologia ha già modificato il processo produttivo.
FEDIMI propone di invertire la sequenza.
Quando attraverso la Mappa Nazionale Previsionale delle Competenze emerge che una professione sta cambiando rapidamente, deve essere possibile attivare programmi di aggiornamento prima che la competenza diventi obsoleta.
È il passaggio dalla formazione riparativa alla:
FORMAZIONE PREVENTIVA.
CERTIFICARE CIÒ CHE IL LAVORATORE IMPARA
La formazione produce valore anche quando questo valore rimane riconoscibile nel tempo.
Per questo FEDIMI propone che le competenze acquisite attraverso percorsi finanziati con risorse pubbliche siano, ove possibile, certificate e progressivamente collegate al Fascicolo Digitale delle Competenze.
Il lavoratore deve poter costruire durante la propria vita professionale una storia verificabile delle competenze acquisite.
Non soltanto:
“ho frequentato un corso”.
Ma:
“ho acquisito questa competenza”.
È una differenza fondamentale.
MISURARE L’EFFICACIA DELLA FORMAZIONE
Anche la valutazione deve cambiare.
Il successo di una politica formativa non può essere misurato esclusivamente attraverso:
numero di corsi;
numero di partecipanti;
numero di ore erogate.
Dobbiamo iniziare a misurare anche:
quali competenze sono state effettivamente acquisite;
se vengono utilizzate nell’attività lavorativa;
se hanno favorito l’introduzione delle nuove tecnologie;
se hanno aumentato l’occupabilità della persona;
se hanno contribuito alla produttività dell’impresa;
se hanno ridotto il rischio di obsolescenza professionale.
La formazione deve essere valutata per il valore che produce.
LA PROPOSTA FEDIMI: UN SISTEMA STABILE DI FORMAZIONE 4.0
FEDIMI propone quindi di costruire progressivamente un sistema nel quale gli strumenti esistenti – Fondo Nuove Competenze, Fondi Interprofessionali, politiche regionali e ulteriori programmi – siano maggiormente coordinati all’interno di una strategia pluriennale.
Gli elementi fondamentali dovrebbero essere:
stabilità degli strumenti;
programmazione pluriennale;
procedure semplici;
particolare accessibilità per le PMI;
collegamento tra investimenti tecnologici e formazione;
formazione preventiva;
aggregazione delle imprese in filiere;
certificazione delle competenze;
valutazione dei risultati.
Non proponiamo quindi necessariamente un nuovo Fondo.
Proponiamo qualcosa di più importante:
rendere permanente la politica delle competenze.
LE PRIME QUATTRO PROPOSTE FEDIMI COSTRUISCONO UNA FILIERA
Con il quarto punto diventa ancora più evidente la logica complessiva delle 10 Proposte FEDIMI per il mercato del lavoro italiano 2030.
1. Mappa Nazionale Previsionale delle Competenze: prevedere quali competenze serviranno.
2. Collegare strutturalmente formazione e domanda delle imprese: trasformare la previsione in programmazione.
3. Piano Nazionale per le Professioni Tecniche e Tecnologiche: rafforzare le professionalità strategiche.
4. Formazione 4.0 permanente e strutturale: aggiornare continuamente chi è già nel mercato del lavoro.
Non sono quattro interventi separati.
Sono quattro fasi dello stesso sistema.
Perché non possiamo prevedere oggi quali saranno le competenze del futuro e continuare contemporaneamente a considerare la formazione come un’attività occasionale.
In un’economia nella quale la tecnologia cambia continuamente, anche la competenza deve poter cambiare continuamente.
La vera infrastruttura strategica del Paese non sarà costituita soltanto da reti, impianti, macchine, robot e software.
Sarà costituita dalle persone capaci di utilizzarli.
Ed è per questo che, per FEDIMI, la formazione continua deve diventare una componente permanente della politica del lavoro e della politica industriale italiana.
Lidio Damiano Carboni
Responsabile Rapporti Istituzionali FEDIMI

