FEDIMI propone un Piano Nazionale: «Il tecnico specializzato non è una professionalità di serie B. È una delle figure strategiche per il futuro industriale del Paese»

C’è un problema del mercato del lavoro italiano che non può essere risolto soltanto aumentando il numero dei corsi di formazione.

È un problema più profondo e, in parte, culturale.

Per molti anni una parte del nostro sistema educativo e sociale ha trasmesso, direttamente o indirettamente, l’idea che il percorso di maggiore successo fosse necessariamente quello liceale seguito dall’università, mentre istruzione tecnica, formazione professionale e lavoro specializzato rappresentassero spesso una seconda scelta.

Il sistema produttivo ci sta dicendo che questa rappresentazione non corrisponde più alla realtà.

Meccatronica, automazione, robotica, energia, impiantistica, edilizia tecnologica, manutenzione, cybersecurity, logistica avanzata, gestione dei dati e digitalizzazione richiedono professionalità sempre più qualificate.

E molte imprese faticano a trovarle.

Per FEDIMI è arrivato il momento di affrontare questa contraddizione attraverso un vero:

PIANO NAZIONALE PER LE PROFESSIONI TECNICHE E TECNOLOGICHE.

Non una nuova struttura burocratica, ma una strategia nazionale capace di mettere insieme orientamento, formazione, imprese, tecnologia e politiche del lavoro.

IL TECNICO DEL 2030 NON È L’OPERAIO DEL PASSATO

Uno dei primi cambiamenti deve essere culturale.

Quando parliamo di professioni tecniche continuiamo talvolta a utilizzare immagini appartenenti al passato.

La fabbrica sta cambiando.

Il cantiere sta cambiando.

Gli edifici stanno cambiando.

Gli impianti stanno cambiando.

La manutenzione sta cambiando.

L’energia sta cambiando.

Un manutentore industriale deve sempre più spesso interagire con sensori, software e sistemi di manutenzione predittiva.

Un tecnico meccatronico deve integrare competenze meccaniche, elettroniche e informatiche.

Un elettricista può trovarsi a lavorare con fotovoltaico, sistemi di accumulo, colonnine di ricarica, building automation e gestione intelligente dell’energia.

Un tecnico dell’edilizia deve confrontarsi con BIM, droni, rilievi digitali, efficienza energetica e nuovi materiali.

Un operatore industriale può lavorare accanto a robot collaborativi e sistemi governati dall’Intelligenza Artificiale.

Il confine tradizionale tra lavoro manuale e lavoro intellettuale diventa quindi sempre meno netto.

Il tecnico del futuro sarà sempre più un professionista della tecnologia applicata.

LE IMPRESE CHIEDONO COMPETENZE CHE IL SISTEMA NON PRODUCE IN QUANTITÀ SUFFICIENTE

La difficoltà di reperimento non riguarda genericamente tutti i lavoratori.

In numerosi settori riguarda proprio professionalità tecniche e specialistiche.

Questo determina conseguenze concrete.

Un’impresa che dispone di commesse e investimenti ma non trova tecnici non riesce a crescere come potrebbe.

Un’impresa che acquista una nuova tecnologia ma non trova persone capaci di installarla, utilizzarla e mantenerla rischia di non sfruttarne pienamente il potenziale.

Un Paese che incentiva digitalizzazione, transizione energetica e automazione senza contemporaneamente formare le professionalità necessarie rischia di finanziare la tecnologia senza costruire il capitale umano necessario a governarla.

Per FEDIMI la politica industriale e la politica delle competenze devono quindi diventare parti della stessa strategia.

PARTIRE DAI SETTORI STRATEGICI

Il Piano proposto da FEDIMI dovrebbe individuare periodicamente le professioni tecniche considerate strategiche per il sistema produttivo nazionale e per i singoli territori.

Una prima area di intervento dovrebbe comprendere:

meccatronica e meccanica avanzata;

automazione industriale e robotica;

elettronica ed elettrotecnica;

impiantistica;

energia ed efficienza energetica;

edilizia e costruzioni tecnologiche;

manutenzione industriale e predittiva;

ambiente ed economia circolare;

salute e sicurezza sul lavoro;

informatica e gestione dei dati;

Intelligenza Artificiale applicata ai processi produttivi;

cybersecurity industriale;

logistica avanzata;

mobilità sostenibile;

tecnologie agroalimentari;

chimica e nuove tecnologie della vita.

L’elenco non dovrebbe essere statico.

Dovrebbe essere aggiornato periodicamente attraverso la Mappa Nazionale Previsionale delle Competenze proposta da FEDIMI nel primo punto del programma Lavoro 2030.

NON DOBBIAMO INVENTARE UN NUOVO SISTEMA: DOBBIAMO RAFFORZARE QUELLO CHE FUNZIONA

Anche in questo caso FEDIMI ritiene sbagliato partire dalla creazione dell’ennesimo organismo.

L’Italia dispone già di una struttura particolarmente importante: gli ITS Academy.

I risultati dimostrano che una formazione tecnologica costruita in stretto rapporto con il sistema produttivo può ottenere livelli occupazionali molto elevati.

Questa esperienza deve diventare uno dei pilastri del Piano.

Ma non basta.

Occorre costruire una vera filiera nazionale della formazione tecnica, che colleghi:

scuola secondaria di primo grado;

istituti tecnici e professionali;

Istruzione e Formazione Professionale;

sistema duale;

ITS Academy;

università;

formazione continua dei lavoratori.

Non devono essere mondi separati.

Devono essere differenti livelli di un sistema nel quale una persona possa continuare a sviluppare le proprie competenze durante l’intera vita professionale.

ORIENTAMENTO: IL PRIMO INTERVENTO DEVE INIZIARE PRIMA DELLA SCELTA DELLA SCUOLA SUPERIORE

Se vogliamo aumentare il numero dei tecnici non possiamo iniziare quando i giovani hanno già concluso il percorso scolastico.

L’intervento deve partire dall’orientamento.

Un ragazzo di tredici o quattordici anni e la sua famiglia dovrebbero conoscere concretamente cosa significa oggi diventare tecnico meccatronico, tecnico energetico, esperto di automazione, specialista della cybersecurity o tecnico delle costruzioni digitali.

Dovrebbero poter conoscere:

le competenze richieste;

i percorsi formativi disponibili;

le possibilità di specializzazione;

le opportunità occupazionali;

le possibilità di crescita professionale;

le retribuzioni indicative associate alle diverse professionalità;

le imprese e i settori presenti nel proprio territorio.

Non dobbiamo orientare i ragazzi verso una scelta prestabilita.

Dobbiamo consentire loro di scegliere sulla base di informazioni reali.

PORTARE I GIOVANI DENTRO I LUOGHI DELLA TECNOLOGIA

Per modificare la percezione delle professioni tecniche non bastano brochure e incontri nelle scuole.

Occorre mostrare ai ragazzi il lavoro reale.

FEDIMI propone che il Piano preveda programmi strutturali di visite e orientamento presso:

imprese tecnologiche;

laboratori ITS Academy;

centri di ricerca;

cantieri innovativi;

impianti energetici;

fabbriche automatizzate;

laboratori di robotica e meccatronica.

Un giovane che vede concretamente una linea produttiva automatizzata, un robot collaborativo, un sistema di manutenzione predittiva o una piattaforma di progettazione digitale può comprendere molto meglio cosa significhi oggi lavorare in un settore tecnico.

Dobbiamo rendere visibile il lavoro che cambia.

LABORATORI E TECNOLOGIE DEVONO ESSERE AGGIORNATI

Esiste poi una questione molto concreta.

Non possiamo formare lavoratori destinati alle imprese del 2030 utilizzando esclusivamente tecnologie appartenenti al passato.

La formazione tecnica richiede laboratori.

E i laboratori costano.

Robotica, macchine a controllo numerico, sistemi di automazione, software industriali, cybersecurity, sensoristica, impianti energetici e tecnologie digitali richiedono investimenti continui.

Per questo FEDIMI propone di rafforzare la collaborazione tra sistema educativo e imprese anche attraverso laboratori territoriali condivisi.

Una PMI difficilmente può sostenere autonomamente un centro di formazione tecnologica.

Una rete di imprese, ITS Academy, istituti tecnici, università e soggetti pubblici può invece mettere in comune attrezzature e competenze.

DOCENTI E FORMATORI DEVONO CONOSCERE ANCHE L’EVOLUZIONE DELLE IMPRESE

Le tecnologie cambiano rapidamente.

Per questo anche chi insegna discipline tecniche deve avere la possibilità di aggiornarsi continuamente.

FEDIMI propone programmi strutturali che consentano a docenti e formatori tecnici di svolgere periodicamente esperienze di aggiornamento presso imprese, laboratori tecnologici, centri di ricerca e ITS Academy.

Parallelamente, tecnici e professionisti provenienti dal mondo produttivo devono poter contribuire, secondo regole definite, alle attività formative.

Il trasferimento delle competenze deve funzionare in entrambe le direzioni:

dalla scuola all’impresa e dall’impresa alla scuola.

UNA PARTICOLARE ATTENZIONE ALLE PMI

La questione delle competenze tecniche riguarda soprattutto le piccole e medie imprese.

Le grandi aziende possono organizzare Academy interne, programmi di recruiting nazionale e percorsi strutturati di formazione.

La piccola impresa spesso non dispone delle stesse possibilità.

Eppure è proprio nelle PMI che la mancanza di una singola figura tecnica può determinare conseguenze molto rilevanti.

Per questo il Piano dovrebbe prevedere strumenti specifici per consentire alle PMI di condividere:

formazione;

laboratori;

docenti e specialisti;

programmi di apprendistato;

percorsi ITS;

progetti di aggiornamento tecnologico.

Le associazioni datoriali possono svolgere una funzione importante nel mettere insieme la domanda di più imprese che, singolarmente, sarebbe troppo piccola per generare un percorso formativo dedicato.

CREARE ACADEMY TERRITORIALI E DI FILIERA

Una delle proposte operative di FEDIMI è favorire lo sviluppo di Academy territoriali e di filiera.

Non necessariamente nuove strutture fisiche.

Possono essere reti costruite utilizzando infrastrutture già esistenti.

Un’Academy della meccatronica.

Un’Academy dell’energia.

Un’Academy dell’edilizia tecnologica.

Un’Academy della manutenzione.

Un’Academy dell’automazione e della robotica.

Un’Academy della cybersecurity industriale.

Le imprese indicano le competenze necessarie.

ITS, istituti tecnici, università ed enti di formazione costruiscono i percorsi.

Le Regioni possono contribuire alla programmazione e al finanziamento.

Le associazioni datoriali aggregano la domanda delle PMI.

È un modello particolarmente adatto ai distretti produttivi italiani.

IA E ROBOTICA NON ELIMINANO IL BISOGNO DI TECNICI: LO TRASFORMANO

La diffusione dell’Intelligenza Artificiale viene talvolta interpretata esclusivamente come un processo di sostituzione del lavoro umano.

La realtà produttiva è più complessa.

Più macchine intelligenti introduciamo, più avremo bisogno anche di persone capaci di:

installarle;

programmarle;

configurarle;

controllarle;

manutenerle;

verificarne il funzionamento;

intervenire in caso di anomalia;

garantirne la sicurezza;

supervisionare le decisioni automatizzate.

La trasformazione tecnologica non determina soltanto la scomparsa di alcune mansioni.

Produce anche nuove professionalità e modifica profondamente quelle esistenti.

Per questo il Piano Nazionale per le Professioni Tecniche deve essere strettamente collegato alle politiche sull’Intelligenza Artificiale e sulla robotica.

ANCHE LA SICUREZZA DIVENTA UNA COMPETENZA TECNOLOGICA

FEDIMI ritiene necessario inserire nel Piano anche una forte componente relativa alla salute e sicurezza sul lavoro.

L’interazione tra uomo e macchina diventerà sempre più complessa.

Robot collaborativi, sistemi automatizzati, manutenzione da remoto, sensoristica, algoritmi di controllo e Intelligenza Artificiale introducono nuovi scenari di rischio.

Il tecnico del futuro dovrà quindi conoscere non soltanto come utilizzare una tecnologia.

Dovrà conoscere anche come utilizzarla in sicurezza.

Sicurezza e competenza tecnica devono procedere insieme.

UN PASSAPORTO DELLE COMPETENZE TECNICHE

FEDIMI propone inoltre che le competenze tecniche acquisite durante la vita professionale possano essere progressivamente certificate e valorizzate.

Un lavoratore può acquisire competenze attraverso scuola, ITS, corsi aziendali, esperienza professionale, formazione obbligatoria e aggiornamento tecnologico.

Queste competenze non devono andare disperse.

Il Piano dovrebbe quindi collegarsi al Fascicolo Digitale delle Competenze previsto nella proposta complessiva FEDIMI.

L’obiettivo è passare progressivamente dal semplice titolo di studio alla storia professionale delle competenze effettivamente possedute dalla persona.

UNA CAMPAGNA NAZIONALE PER RESTITUIRE PRESTIGIO AL LAVORO TECNICO

Ma nessuna riforma funzionerà pienamente se non cambiamo anche la percezione sociale.

Per questo FEDIMI propone una campagna nazionale dedicata alle professioni tecniche e tecnologiche.

Dobbiamo raccontare ai giovani e alle famiglie che diventare un tecnico altamente specializzato può significare costruire una carriera qualificata, lavorare con tecnologie avanzate e diventare una figura indispensabile per un’impresa.

Dobbiamo superare definitivamente l’equazione:

formazione tecnica = percorso di seconda scelta.

La vera distinzione non deve essere tra lavoro intellettuale e lavoro tecnico.

Deve essere tra lavoro qualificato e lavoro non qualificato.

LA PROPOSTA FEDIMI: UN PIANO NAZIONALE CON OBIETTIVI MISURABILI

FEDIMI ritiene infine che il Piano debba avere obiettivi verificabili.

Ogni anno dovrebbe essere possibile conoscere:

quali sono le professioni tecniche maggiormente richieste;

quali presentano il maggiore mismatch;

quanti giovani vengono formati;

quanti completano i percorsi;

quanti trovano occupazione coerente;

quanto tempo occorre alle imprese per reperire determinate figure;

quali territori presentano le maggiori criticità;

quali competenze stanno emergendo.

Il risultato non deve essere misurato sul numero di corsi finanziati.

Deve essere misurato sulla capacità di ridurre concretamente il divario tra professionalità richieste e professionalità disponibili.

DALLE PRIME TRE PROPOSTE FEDIMI EMERGE UN MODELLO

I primi tre punti delle “10 Proposte FEDIMI per il mercato del lavoro italiano 2030” costruiscono a questo punto un percorso preciso.

1. Mappa Nazionale Previsionale delle Competenze: capire quali professionalità serviranno.

2. Collegamento strutturale tra formazione e domanda delle imprese: trasformare quelle informazioni in programmazione formativa.

3. Piano Nazionale per le Professioni Tecniche e Tecnologiche: concentrare un’azione straordinaria sulle professionalità strategiche che il sistema produttivo fatica maggiormente a reperire.

I tre interventi non devono essere considerati separatamente.

Sono parti dello stesso progetto.

L’Italia dispone di una grande tradizione manifatturiera, industriale, artigiana e tecnologica.

Ma una tradizione produttiva può sopravvivere soltanto se le competenze vengono trasmesse, aggiornate e continuamente ricostruite.

Per questo la questione delle professioni tecniche non riguarda soltanto il mercato del lavoro.

Riguarda direttamente la politica industriale e il futuro competitivo del Paese.

Possiamo investire miliardi in digitalizzazione, energia, Intelligenza Artificiale, robotica e nuovi impianti.

Ma dietro ogni tecnologia dovrà esserci qualcuno capace di progettarla, installarla, utilizzarla, controllarla e mantenerla.

Il futuro industriale dell’Italia dipenderà anche dalla capacità di tornare a dare valore, formazione e prospettiva alle persone che sanno far funzionare il Paese.

Lidio Damiano Carboni

Responsabile Rapporti Istituzionali FEDIMI