Dopo quasi vent’anni dal D.Lgs. 81/2008, serve un ulteriore passo avanti nella prevenzione delle cadute dall’alto
FEDIMI e ANISA esprimono apprezzamento per la Proposta di Legge regionale del Lazio n. 279 del 28 maggio 2026, recante “Disposizioni sui sistemi di prevenzione e protezione anticaduta nei lavori in quota su edifici pubblici e privati”, auspicando che il provvedimento possa seguire un rapido e approfondito iter di analisi, confronto e approvazione.
La proposta, di iniziativa dei consiglieri Grasselli, Savo, Cera, Berni e Bertucci, risulta assegnata alle Commissioni IX, IV, VI e X del Consiglio regionale del Lazio.
Si tratta di un’iniziativa che interviene su un tema che FEDIMI e ANISA ritengono particolarmente rilevante: la necessità di trasformare sempre più la sicurezza nei lavori in quota da una misura organizzata esclusivamente in occasione dell’intervento a un elemento strutturale da considerare già nella progettazione dell’edificio e delle successive opere di manutenzione.
Dal D.Lgs. 81/2008 alla prevenzione integrata nell’edificio
Il D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i. rappresenta ormai da molti anni il riferimento fondamentale della legislazione nazionale in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
La stessa proposta laziale si colloca espressamente nel quadro della normativa statale e, in particolare, del Titolo IV, Capo II del D.Lgs. 81/2008, con l’obiettivo di introdurre, nell’ambito delle competenze regionali, misure di prevenzione e protezione da adottare già nelle fasi di progettazione e realizzazione degli interventi, allo scopo di ridurre il rischio di infortuni da caduta dall’alto.
A distanza di quasi vent’anni dall’entrata in vigore del Testo Unico, tuttavia, l’esperienza maturata sul campo evidenzia quanto sia importante continuare a sviluppare strumenti specifici dedicati ai lavori in quota, soprattutto per le attività di manutenzione, installazione e intervento sulle coperture.
La relazione illustrativa della proposta sottolinea, infatti, la necessità di una maggiore integrazione tra progettazione edilizia e sicurezza del lavoro, della diffusione di dispositivi permanenti di protezione e sistemi di ancoraggio e del rafforzamento delle attività di formazione, informazione e monitoraggio.
L’ETSA: la sicurezza diventa parte della progettazione
Uno degli elementi più significativi della proposta è l’introduzione dell’Elaborato Tecnico del Sistema Anticaduta – ETSA.
Per gli interventi rientranti nell’ambito della futura disciplina, il progetto dovrà prevedere misure di prevenzione e protezione, collettive e individuali, adeguate alle migliori tecnologie disponibili e alle modalità con cui dovrà essere svolta l’attività lavorativa in quota.
Il progetto dovrà inoltre essere corredato dall’ETSA, contenente indicazioni progettuali, prescrizioni tecniche, certificazioni di conformità e le ulteriori informazioni necessarie all’attuazione delle misure previste.
È un’impostazione particolarmente interessante perché introduce un principio fondamentale:
la sicurezza di chi in futuro dovrà accedere a una copertura non dovrebbe essere affrontata soltanto nel momento in cui viene eseguito il lavoro, ma dovrebbe essere prevista già quando l’intervento viene progettato.
L’ETSA, inoltre, è destinato ad accompagnare l’immobile nel tempo: deve essere aggiornato quando vengono realizzati interventi che comportano modifiche strutturali rilevanti per le misure di prevenzione e protezione e deve essere messo a disposizione dei soggetti che successivamente svolgeranno attività in quota.
Non soltanto coperture: attenzione anche agli impianti e alle facciate
Particolarmente significativa è anche l’estensione dell’ambito di applicazione.
La proposta riguarda interventi sulle coperture e sulle facciate degli edifici pubblici e privati e comprende espressamente anche gli interventi per l’installazione di nuovi impianti tecnici, telematici o fotovoltaici.
È un aspetto che assume crescente importanza alla luce della trasformazione energetica del patrimonio immobiliare.
La diffusione di fotovoltaico, impianti tecnologici e nuovi sistemi installati sulle coperture comporta infatti non soltanto una prima fase di posa, ma anche future attività di ispezione, manutenzione, riparazione e sostituzione.
Progettare oggi significa quindi anche chiedersi come potrà operare in sicurezza il lavoratore che dovrà intervenire domani.
Formazione e aggiornamento completano il sistema
FEDIMI e ANISA valutano positivamente anche l’attenzione dedicata alla formazione.
La proposta prevede infatti specifiche attività di informazione, formazione, addestramento e aggiornamento sulle misure di prevenzione e protezione contro le cadute dall’alto, rivolte sia ai lavoratori sia ai soggetti chiamati a garantire, nelle fasi progettuali ed esecutive, l’adozione delle misure di sicurezza.
Il successivo regolamento regionale dovrà poi definire prescrizioni tecniche, documentazione, criteri e modalità di presentazione dell’ETSA, nonché modalità informative e standard formativi. La proposta ne prevede l’adozione entro centoventi giorni dall’entrata in vigore della legge.
FEDIMI e ANISA: «Occorre arrivare rapidamente a una disciplina efficace e concretamente applicabile»
Per FEDIMI e ANISA, la presentazione della proposta rappresenta dunque un’occasione importante per compiere un ulteriore passo avanti nella cultura della prevenzione.
L’auspicio congiunto è che il Consiglio regionale del Lazio possa procedere rapidamente all’esame del testo, attraverso un confronto con associazioni datoriali e professionali, imprese, tecnici, operatori della sicurezza e soggetti direttamente coinvolti nei lavori in quota, così da arrivare a una disciplina chiara, tecnicamente efficace e concretamente applicabile.
Dopo tanti anni dall’entrata in vigore del D.Lgs. 81/2008, è infatti opportuno continuare a sviluppare una regolamentazione capace di affrontare in maniera sempre più specifica i rischi connessi alle cadute dall’alto.
La prevenzione deve essere considerata non soltanto un obbligo da rispettare durante l’esecuzione dei lavori, ma un criterio da incorporare nella progettazione, nella realizzazione e nella futura gestione degli edifici.
L’obiettivo non deve essere quello di introdurre nuovi adempimenti meramente burocratici, ma di costruire un sistema nel quale documentazione tecnica, dispositivi permanenti, progettazione, formazione e responsabilità dei diversi soggetti concorrano concretamente alla riduzione degli infortuni.
FEDIMI e ANISA auspicano pertanto un rapido iter di analisi e approvazione della proposta di legge regionale n. 279, accompagnato da un confronto tecnico con le categorie interessate, affinché il Lazio possa dotarsi di una disciplina moderna ed efficace sulla prevenzione delle cadute dall’alto.
Lidio Damiano Carboni
Responsabile Rapporti Istituzionali FEDIMI

