FEDIMI: le condizioni economiche sono cambiate. Una riapertura straordinaria dei termini sarebbe una misura di equilibrio e responsabilità

La Rottamazione-quinquies rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali il legislatore ha cercato di consentire a imprese e contribuenti di regolarizzare determinate posizioni debitorie, favorendo al tempo stesso il recupero delle somme dovute e la sostenibilità finanziaria dei pagamenti.

La disciplina introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 ha previsto, per i carichi ammessi alla definizione, la possibilità di presentare la dichiarazione di adesione entro il 30 aprile 2026 e di effettuare il pagamento in unica soluzione oppure attraverso un piano fino a 54 rate bimestrali distribuite nell’arco di nove anni.

Oggi, tuttavia, il quadro economico nel quale le imprese sono chiamate ad operare è sensibilmente diverso da quello esistente quando sono scaduti i termini per aderire alla misura.

Ed è proprio da questa considerazione che, secondo FEDIMI, dovrebbe partire una riflessione sull’opportunità di una riapertura straordinaria dei termini di adesione alla Rottamazione-quinquies.

Il caro carburanti sta modificando i bilanci delle imprese

Le tensioni geopolitiche legate al conflitto con l’Iran e, soprattutto, le ripercussioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz hanno determinato conseguenze che si stanno trasferendo sull’economia reale.

Il problema non riguarda esclusivamente le imprese dell’autotrasporto.

L’aumento del prezzo dei carburanti incide sulla logistica, sulle consegne, sugli approvvigionamenti, sugli spostamenti del personale, sui servizi e, progressivamente, sul costo delle materie prime e dei prodotti.

Il maggiore costo dell’energia si trasforma quindi in un incremento trasversale dei costi aziendali.

Le stime diffuse nelle ultime settimane quantificano in circa 11,6 miliardi di euro il maggiore esborso energetico sostenuto dall’Italia tra marzo e agosto, rispetto ai livelli precedenti alla crisi, con circa 5,8 miliardi attribuibili ai soli maggiori costi di benzina e gasolio.

Numeri che meritano attenzione soprattutto se osservati dalla prospettiva delle micro, piccole e medie imprese, che dispongono normalmente di minori margini finanziari per assorbire shock improvvisi.

Una crisi che non può essere considerata semplicemente transitoria

L’auspicio deve naturalmente essere quello di una soluzione diplomatica e di una progressiva normalizzazione della situazione internazionale.

Tuttavia, un’associazione datoriale deve anche ragionare sulla base delle condizioni economiche concretamente esistenti.

Le difficoltà dei negoziati, le tensioni relative allo Stretto di Hormuz e l’incertezza sulla stabilizzazione dell’area rendono, allo stato attuale, difficile ipotizzare con ragionevole certezza una rapida normalizzazione dei mercati energetici.

E anche qualora intervenisse un accordo politico, gli effetti sui prezzi e sulle filiere produttive potrebbero non essere immediati.

Le imprese devono quindi programmare la propria attività in uno scenario caratterizzato da costi energetici più elevati e da una significativa incertezza.

Perché riaprire i termini della Rottamazione-quinquies

La richiesta di riapertura dei termini non dovrebbe essere interpretata come la proposta di una nuova sanatoria.

Il tema è differente.

La Rottamazione-quinquies esiste già e il legislatore ne ha già definito presupposti, perimetro e modalità di pagamento.

Si tratterebbe semplicemente di consentire, per un periodo straordinario e delimitato, l’accesso alla misura anche a quei contribuenti e a quelle imprese che non hanno presentato la domanda entro il 30 aprile 2026.

Una scelta che potrebbe trovare una propria giustificazione proprio nel mutamento delle condizioni economiche intervenuto successivamente alla scadenza originaria.

Molte imprese che pochi mesi fa potevano ritenere di riuscire a gestire diversamente le proprie esposizioni potrebbero oggi trovarsi davanti a una situazione finanziaria profondamente modificata dall’aumento dei costi energetici e dei carburanti.

Consentire loro di rientrare attraverso un percorso lungo, programmato e sostenibile significa aumentare le possibilità concrete che il debito venga effettivamente pagato.

Non cancellare i debiti, ma renderli sostenibili

Questo deve essere il punto centrale della proposta.

Una politica fiscale efficace non può limitarsi a stabilire quanto lo Stato debba riscuotere. Deve anche interrogarsi sulla concreta possibilità del contribuente di pagare senza compromettere la continuità dell’attività economica.

Un’impresa che mantiene occupazione, produce reddito, versa imposte e contributi e continua ad operare rappresenta un valore per l’intero sistema economico.

Portarla invece in una condizione di crisi finanziaria irreversibile rischia di produrre un risultato negativo sia per l’impresa sia per l’Erario.

La rateizzazione fino a nove anni prevista dalla Rottamazione-quinquies risponde proprio a questa logica: trasformare un’esposizione difficilmente sostenibile nell’immediato in un debito programmabile.

Valutare anche una finestra per chi non è riuscito a versare la prima rata

FEDIMI ritiene inoltre opportuno aprire una riflessione ulteriore.

Accanto alla riapertura dei termini per coloro che non hanno presentato domanda entro il 30 aprile, potrebbe essere valutato un intervento specifico per le imprese che hanno aderito alla Rottamazione-quinquies ma che, proprio nel pieno della fase di aumento dei costi energetici, hanno incontrato difficoltà nel pagamento della prima rata.

La normativa prevede infatti precise conseguenze in caso di mancato o insufficiente versamento delle rate previste.

In presenza di uno shock economico sopravvenuto di questa portata, potrebbe essere ragionevole valutare un meccanismo straordinario di recupero della posizione, evitando che una temporanea crisi di liquidità determini automaticamente la perdita di un percorso di regolarizzazione destinato a durare nove anni.

Una proposta nell’interesse delle imprese e dello Stato

FEDIMI ritiene quindi opportuno che Governo e Parlamento valutino una misura articolata su due livelli:

riapertura straordinaria dei termini di adesione alla Rottamazione-quinquies per i soggetti che non hanno presentato domanda entro la precedente scadenza;

possibilità di recupero della posizione, a determinate condizioni, per chi aveva aderito ma ha incontrato difficoltà nel rispettare le prime scadenze a causa del deterioramento del quadro economico.

Non si tratta di premiare chi non paga.

Si tratta, al contrario, di creare le condizioni affinché chi vuole regolarizzare la propria posizione possa realmente farlo.

In una fase nella quale il sistema produttivo italiano deve affrontare contemporaneamente aumento dei carburanti, costi energetici elevati, incertezza geopolitica e pressione sulla liquidità aziendale, la politica fiscale deve saper distinguere tra insolvenza volontaria e difficoltà finanziaria sopravvenuta.

Riaprire temporaneamente la Rottamazione-quinquies potrebbe rappresentare una misura concreta di politica economica: sostenere la continuità delle imprese, tutelare l’occupazione e, contemporaneamente, aumentare le possibilità di recupero dei crediti dello Stato.

Per FEDIMI, è su questo equilibrio tra responsabilità fiscale e sostenibilità economica che dovrebbe aprirsi rapidamente il confronto.

Lidio Damiano Carboni

Responsabile Rapporti Istituzionali FEDIMI